6 Gennaio 2026
Panezio, il “Ragioniere” della Piazza: ricordo di un mito a otto sigilli
Il 6 Gennaio è un giorno di ricordi profondi, di quelli che scaldano il cuore mentre l’inverno morde fuori dalle mura di Siena. Oggi il pensiero vola a un “ragioniere” speciale, a un mito che non usava la penna, ma scriveva la storia con gli zoccoli sul tufo: Panezio. Ci sono cavalli che corrono e cavalli che sanno. Panezio non era solo un atleta formidabile; era un’anima antica prestata alla Piazza, un cervello unico che sembrava conoscere ogni granello di terra e ogni respiro della mossa. Otto Palii vinti, una bacheca che trabocca di gloria tra il Pian delle Fornaci e la conchiglia di Piazza del Campo, ma i numeri non raccontano l’uomo dietro l’animale, né il legame viscerale con il suo mentore, Canapino. C’è un momento, nell’agosto del 1977, che definisce Panezio meglio di mille vittorie. La rincorsa entra, ma il canape resta lì, teso come una lama. Il caos è inevitabile: i corpi di alcuni fantini volano per terra, i cavalli si piegano sulle ginocchia, la polvere si alza. Eppure, in mezzo a quel groviglio di paura, io resto miracolosamente a cavallo. Atanasi, il Mossiere, si sentì male ed è per questo che abbassò il canape in ritardo. La gente gridava al miracolo della destrezza del fantino, ma io ho sempre raccontato la verità con il cuore in mano: “Non sono stato io. È stato Panezio”. Il cavallo, intuendo il pericolo, non aveva cercato il salto cieco; aveva ragionato, si era quasi alzato in piedi per girare su se stesso in un fazzoletto di terra, salvando entrambi. Non era solo istinto, era pura intelligenza emotiva. La fine di Panezio è una ferita che ancora brucia: un incidente fatale nel verde della pensione, a 21 anni, che ha spento una vita leggendaria. Per Canapino non è morto un cavallo, se n’è andato un figlio, un complice, un pezzo di vita. Il suo dolore fu immenso, un silenzio colmato solo dalla promessa di una tomba monumentale, per far sì che il ricordo di quel “ragioniere” restasse eterno. Ciao Panezio, ciao Canapino: oggi vi immaginiamo insieme, a studiare la mossa perfetta in una Piazza senza confini, dove la gloria non ha mai fine.
Camillo



























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