1-CAVALLI DEL PALIO

IL PES E PYTHEOS, QUANDO LA FIDUCIA DI UN UOMO TRASFORMÒ UN CAMPIONE IN LEGGENDA

7 Ottobre 2026

IL PES E PYTHEOS, QUANDO LA FIDUCIA DI UN UOMO TRASFORMÒ UN CAMPIONE IN LEGGENDA

Pytheos era un purosangue e forse proprio per questo, all’inizio, sembrava quasi impossibile da capire. Galoppava forte, fortissimo, con una potenza che faceva girare la testa e lasciava negli occhi di chi lo guardava una sola impressione, quella di un cavallo capace di volare. Ma quel volo, almeno nei primi tempi, sembrava impossibile da governare.
Nel 1989 arrivò due volte al Palio per la Contrada del Bruco. Luglio e agosto, due volte al primo Casato, due volte davanti a tutti. Sembrava una sentenza già scritta. Pytheos aveva dentro qualcosa che gli altri non avevano, una forza selvaggia, una velocità che pareva non avere misura.
A luglio Bastiano (Silvano Vigni) cadde e insieme a lui Cianchino (Salvatore Ladu), ad agosto la storia si ripeté nello stesso modo. E allora, tra i Contradaioli, cominciò a girare quella frase che aveva dentro tutta l’ammirazione ma anche tutta la rassegnazione di chi guardava un fenomeno che ancora non riusciva a comprendere.
Dio quanto va, ma non si gestisce.
Sembrava quello il suo destino. Un cavallo troppo forte per essere gestito, troppo potente per essere accompagnato fino in fondo. Ma qualcuno decise che quella storia non poteva finire così.
Quell’uomo era Giuseppe Pes, il Pes.
Nell’inverno successivo lo comprò. Non comprò soltanto un cavallo, comprò una scommessa. Una di quelle scommesse che nel Palio possono cambiare la vita e lasciare un nome nella storia.
Il Pes volle capire Pytheos. Non si fermò alla sua forza, non si fece spaventare dalla sua irruenza. Cercò il problema, lo studiò, lo ascoltò e soprattutto imparò a conoscerlo.
E alla fine lo capì.
Da quel momento Pytheos cambiò.
La potenza rimase, la velocità rimase, ma a quelle qualità si aggiunse quello che prima sembrava mancargli, la precisione. Il cavallo che sembrava impossibile da gestire diventò un atleta straordinario, capace di mettere quella forza al servizio del fantino.
A quel punto Pytheos diventò qualcosa di diverso.
Diventò un campione.
E agosto, quasi come se fosse scritto nel suo destino, diventò il suo mese.
Il primo successo arrivò nell’agosto del 1990 nel Valdimontone con Cianchino. Fu una vittoria di carambola, una vittoria nella quale la fortuna ebbe il suo peso. Ma nel Palio la fortuna non è mai un dettaglio. Puoi essere il più forte, ma se la fortuna non passa dalla tua parte, la vittoria può scappare via. E se la fortuna ce l’hai, devi comunque essere lì per prenderla.
Cianchino aveva già montato Pytheos anche a luglio dello stesso anno nell’Oca. Poi arrivò agosto e arrivò la prima vittoria.
Ma quella che sembrava una splendida combinazione di circostanze si trasformò presto nella conferma di una grande scommessa.
Agosto 1991, Contrada della Pantera. Pytheos e il Pes.
Questa volta non ci fu bisogno di carambole. Fu vittoria di prepotenza.
Il cavallo ormai era diventato quello che il Pes aveva immaginato quando aveva deciso di credere in lui. Forte, veloce, potente, preciso. Un cavallo da Palio completo, capace di trasformare una forza enorme in azione perfetta.
Poi arrivò agosto 1992.
Contrada del Drago.
Ancora Pytheos.
Ancora il Pes.
Ancora vittoria.
Tre Palii d’agosto consecutivi, tre volte davanti a tutti. Il ragazzo che aveva creduto in quel cavallo aveva avuto ragione. E il cavallo aveva restituito quella fiducia nel modo più bello possibile, entrando nella storia.
Poi arrivò il 1993.
Aquila.
Sarà il suo ultimo Palio in Piazza del Campo.
Pytheos aveva soltanto nove anni, un’età nella quale un cavallo da Palio può avere ancora davanti a sé una parte importante della propria carriera. Ma su di lui era già caduta quella terribile etichetta che accompagna i campioni troppo forti, quella del cavallo che gli altri non vogliono incontrare.
È troppo forte.
Non si batte.
E così Pytheos correva ad agosto e spesso a luglio rimaneva a casa. La sua forza, quella che avrebbe dovuto essere la sua fortuna, finì per diventare anche il limite della sua carriera paliesca.
Ma quell’ultimo Palio non lo raccontò nessuno prima che accadesse.
La partenza non fu quella che tutti avrebbero voluto. Pytheos e il Pes partirono male, ma non si arresero.
Il Pes sapeva cosa aveva sotto di sé.
Sapeva che quel cavallo poteva ancora cambiare il destino di una corsa.
E allora cominciò il recupero.
Forte.
Impressionante.
Gestito con intelligenza e con quella conoscenza profonda che ormai univa uomo e cavallo.
Pytheos risaliva, il Pes lo accompagnava, la corsa sembrava riaprirsi. Poi arrivò il secondo Casato.
Davanti a loro una caduta coinvolse chi li precedeva.
Il cavallo cercò di evitare il disastro, ma il posteriore scivolò.
Il Pes cadde.
E quella volta la corsa finì lì.
Finì il Palio, ma non finì la storia.
Perché Pytheos non era soltanto un cavallo che aveva vinto tre Palii. Era uno di quei cavalli che lasciano qualcosa nella memoria di Siena. Uno di quelli che quando vengono nominati fanno tornare alla mente una corsa, una curva, un recupero, una vittoria, un’emozione.
Aveva fatto la storia del Palio.
E aveva contribuito a scrivere anche quella di Giuseppe Pes.
Il Pes aveva creduto in lui quando altri vedevano soltanto un cavallo troppo forte e difficile da gestire. Aveva avuto la pazienza di capirlo e Pytheos lo aveva ripagato nel modo migliore che un cavallo possa fare, vincendo.
Dopo il 1993 arrivò il momento della pensione, gli obbligarono il momento della pensione.
Dopo un certo periodo di corse di provincia ed altro, il Pes lo affidò a Giovanni Feliziani, il Mutanda, che lo accolse a casa e lo custodì con affetto. E lì Pytheos trovò una nuova vita, lontano dalla Piazza ma vicino alle persone che gli volevano bene.
Rimase con il Mutanda fino alla fine.
Fino a quel giorno del 2010, quando a ventisei anni Pytheos se ne andò.
Ventisei anni per un cavallo sono tanti, ma per uno che aveva ancora soltanto nove anni quando il Palio gli chiuse le porte, la sensazione è che quella storia avrebbe potuto raccontare ancora molte pagine.
Oggi Pytheos riposa a casa del Mutanda.
E forse è proprio lì che deve stare.
Lontano dal rumore della Piazza, lontano dalle grida, lontano dalle polemiche e dalle classifiche. In un luogo dove rimane soltanto il ricordo di un grande campione e l’affetto di chi lo ha conosciuto e amato.
Pytheos aveva un’etichetta addosso, quella dei cavalli troppo forti.
Ma i campioni veri non hanno bisogno di spiegazioni.
Li riconosci dal modo in cui entrano nella memoria.
Pytheos entrò nella memoria di Siena correndo.
Correndo forte.
Correndo come se davanti non avesse una curva ma il vento.
E quando il suo nome torna fuori, ancora oggi, sembra quasi di sentirlo arrivare dal fondo di Piazza del Campo.
Un galoppo potente.
Un galoppo che non si è mai fermato davvero.
Perché alcuni cavalli finiscono la loro corsa, ma non finiscono mai la loro storia.
Pytheos è uno di quelli.
Ha fatto la storia del Palio e ha contribuito a creare la storia del Pes, un uomo che ebbe il coraggio di credere in lui quando sembrava impossibile.
E Pytheos quella fiducia non la tradì mai.
Ciao Campione.
Per sempre il tuo galoppo rimarrà nelle pietre di Piazza del Campo.
E penso di interpretare, oltre al mio, anche il grazie di Siena.
Camillo

PYTHEOS puro sangue inglese nato nel 1984
Babbo, PIPINO
Mamma, PAMELA NUBILE

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SOTTO QUESTE PIETRE ROMANE RIPOSA PYTHEUS


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About the author

Pier

Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King) Precisiamo, sono di centro destra ma non sono Fascista e mai lo rivorrei vedere.
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

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