1-FANTINI DEL PALIO RUBRICA

L’eco del silenzio e il calore di casa: la forza di Amsicora

18 settembre 2026

Dopo il Palii riprendiamo la mia rubrica, ogni tanto uscirà un racconto su un fantino o su un cavallo da Palio, riferito a quello di Siena, oggi il racconto riguarda Antonio Siri detto Amsicora

L’eco del silenzio e il calore di casa: la forza di Amsicora

Ci sono uomini che il Palio racconta per le vittorie, per i giubbetti indossati, per le giornate in Piazza del Campo. E poi ci sono uomini che il Palio racconta soprattutto per quello che sono fuori dalla pista. Antonio Siri detto Amsicora appartiene a questa seconda categoria, anche se di strada nel mondo dei cavalli ne ha fatta davvero tanta.
Oggi davanti a noi troviamo un uomo sicuro di sé, consapevole di quello che vuole e soprattutto di quello che ha costruito. Ma dentro questa sicurezza rimane qualcosa di profondamente umano, una fragilità che emerge quando la sua famiglia si allontana, quando i suoi tre figli maschi ancora ragazzini partono per la Sardegna insieme alla mamma Daniela.
Antonio è un babbo attento, presente, legatissimo ai suoi figli. E forse proprio per questo ha voluto che nascessero in Sardegna, nella sua terra, anche se da tanti anni la sua vita è a Siena. È una scelta che racconta molto di lui. La Sardegna rimane dentro Antonio, è una radice che non ha mai reciso e che torna prepotentemente fuori quando la famiglia parte.
Daniela è accanto a lui in maniera costante, ma appartata. È una di quelle donne che non hanno bisogno di apparire per farsi sentire. Fa la mamma, tiene insieme la famiglia, è la donna di casa e rappresenta quella presenza silenziosa che spesso vale molto più di mille parole. Antonio lo sa e credo che proprio per questo, quando gli chiedi cosa rappresenti Daniela, la risposta non possa che essere quella che mi diede tanti anni fa durante una nostra lunga chiacchierata.
La mia vita assieme a questo bimbetto qui.
Allora aveva un solo figlio, oggi i bambini sono tre e quella risposta, a distanza di anni, sembra ancora più vera.
Ricordo perfettamente quel pomeriggio alla sua scuderia. Ero andato a trovarlo nella struttura che aveva acquistato da Alberto Ricceri detto Salasso, un altro fantino vincente del Palio di Siena. Una scuderia costruita con sacrificio, con i box, la pista di circa seicento metri, poi allungata con una dirittura di 5-600 metri, i recinti, i cavalli al prato e tutta quella realtà che raccontava già allora il mondo di Antonio molto più delle parole.
Quel ragazzo che avevo davanti aveva appena ventotto anni e mi aveva colpito per una cosa soprattutto, la concretezza.
Mi disse di essere un lavoratore, di credere nei valori della famiglia e di aver investito tutto quello che poteva nel proprio lavoro anche senza avere ancora vinto il Palio di Siena.
Il tempo gli ha dato ragione nel modo più duro e più bello, quello del sacrificio quotidiano.
Antonio è riuscito a costruirsi la sua scuderia, la sua casa, la sua attività, la sua indipendenza. Non lo ha fatto vivendo soltanto dei Palii di Siena, che nella sua carriera non sono stati numerosissimi, ma lavorando, correndo e vincendo in giro per l’Italia, costruendosi una professionalità che va ben oltre Piazza del Campo.
I Palii corsi lontano da Siena, le vittorie, il lavoro con i cavalli, l’attività di allenatore, le esperienze nelle corse regolari e oggi anche quelle da gentleman rider hanno formato un fantino diverso da quello che incontrai tanti anni fa.
Ha acquisito mestiere, esperienza, conoscenza del cavallo e delle corse. Ha imparato a leggere situazioni diverse, piste diverse, cavalli diversi. Tutto questo bagaglio oggi fa parte di Antonio Siri.
Ma se c’è una cosa che non è cambiata è quella sua idea della vita.
Quando gli chiesi se fosse meglio essere o apparire mi rispose senza pensarci troppo.
Sicuramente essere.
E quando gli domandai se la vita andasse presa per le corna o accarezzata mi disse una cosa che ancora oggi gli appartiene.
Accarezzata, perché con la forza non si conclude mai niente.
Ecco Antonio Siri.
Uno che ha combattuto, ma senza fare rumore. Uno che ha avuto ambizioni, ma senza perdere il contatto con la realtà. Uno che ha inseguito il sogno del Palio continuando però a costruire qualcosa di concreto fuori dalla Piazza.
Oggi quando lo guardi capisci che quel ragazzo partito da zero qualcosa è riuscito a costruirlo davvero.
Non soltanto una carriera da fantino, ma un’azienda, una scuderia, una casa e soprattutto una famiglia.
E forse è proprio la famiglia la sua vittoria più grande.
Perché basta vedere Antonio quando ha i suoi figli vicino per capire quanto cambi il suo volto. C’è un Antonio combattivo quando si parla di cavalli e di corse, c’è l’uomo determinato che manda avanti il proprio lavoro e poi c’è il babbo che si scioglie davanti ai suoi bambini.
Quando però loro partono per la Sardegna qualcosa cambia.
Arriva quella malinconia che lui forse non racconta nemmeno tanto, ma che si vede. Una specie di solitudine che nasce dalla mancanza delle persone che ama di più.
È una fragilità bella, perché dimostra che dietro l’uomo sicuro, dietro il fantino, dietro l’allenatore e dietro l’imprenditore dei cavalli c’è semplicemente un uomo che ha bisogno della sua famiglia.
Antonio è anche questo.
Uno che ha imparato a stare in piedi da solo, ma che non ha mai smesso di sentire quanto sia importante avere qualcuno accanto.
Nella nostra vecchia intervista mi disse anche che il denaro era carta straccia, che serviva, aiutava, ma che la felicità non si poteva comprare. E oggi, guardando quello che ha costruito, quella frase acquista ancora più significato.
Il denaro è servito per costruire, il lavoro per conquistare, il sacrificio per arrivare, ma la felicità per Antonio continua ad avere il volto di Daniela e quello dei suoi tre ragazzi.
E poi c’è il Palio.
Quello che ancora oggi rappresenta una parte importante della sua vita. Quello che lo ha portato a vivere emozioni che un ragazzo arrivato dalla Sardegna poteva soltanto immaginare.
Mi raccontò della prima volta in Piazza del Campo e soprattutto di quel momento che lo aveva colpito più di ogni altro, il silenzio davanti ai canapi quando arriva la busta.
Tantissima gente eppure un silenzio assoluto.
Disse che quella era la sensazione che gli era rimasta più dentro.
Una frase che raccontava già allora il suo rapporto con il Palio, fatto di emozione ma anche di rispetto e di concentrazione.
Oggi quel ragazzo è diventato uomo.
Ha ancora sogni, naturalmente, perché chi corre il Palio non smette mai di averne. Ma ha anche qualcosa che vale forse ancora di più, la consapevolezza di essersi costruito una vita partendo da zero.
E questo merita rispetto.
Perché dietro ogni corsa ci sono sacrifici che spesso non si vedono, mattine presto, cavalli da allenare, trasferte, vittorie e sconfitte, conti da far quadrare, responsabilità e una famiglia da mantenere.
Antonio Siri tutto questo lo conosce bene.
E forse proprio per questo oggi è un fantino che va guardato anche oltre il risultato di una corsa.
Va ammirato per quello che è riuscito a fare, per la strada che ha percorso e per quello che continua a costruire.
Un ragazzo sardo arrivato a Siena, un fantino che ha inseguito il sogno del Palio, un lavoratore che si è creato la propria realtà, un allenatore, un uomo di cavalli e soprattutto un Babbo.
E quando la famiglia è lontana, quando la Sardegna richiama Daniela e i suoi tre ragazzi, rimane quella parte più fragile di Antonio, quella malinconia, quel senso di solitudine, che forse racconta meglio di qualsiasi vittoria quanto siano importanti per lui.
La vita, tanti anni fa, mi disse che andava accarezzata.
Credo che Antonio continui a farlo così, con il lavoro, con i cavalli, con l’ambizione, con i sacrifici e soprattutto con l’amore per la sua famiglia.
Complimenti Antonio per tutto quello che sei riuscito a costruire partendo da zero.
E soprattutto in bocca al lupo per la vita, per il lavoro, per i cavalli e per tutti quei sogni che ancora tieni dentro.

Camillo

IN PIAZZA DEL CAMPO CLICCA QUI

About the author

Pier

Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King) Precisiamo, sono di centro destra ma non sono Fascista e mai lo rivorrei vedere.
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

Add Comment

Click here to post a comment

Ultime Notizie

Categorie articoli

BRONTOLO NEWS WEB TV

SPONSOR