4 marzo 2026
Quebel: il mio Coccolo sfortunato
Ci son cavalli che nascono fortunati ed altri no, Quebel fa parte della seconda categoria. Quebel era di Loris Savelli anche se altri se ne prendevano indebitamente la proprietà. Questo Roano è stato un cavallo a cui ho voluto molto bene, è stata una mia creatura. Fu comprato da Loris Savelli nei primi anni 70 nella zona di Civitavecchia da persone che lo avevano acquistato precedentemente in Sardegna. Questo torellino lo incrocio nella mia vita nell’inverno del 1973 in un podere di fronte al galoppatoio di Pian delle Fornaci, anzi per l’esattezza in quegli anni era ippodromo e non galoppatoio. Come detto era di Loris Savelli e lo teneva in questo podere dove abitava il fratello, oltre a Quebel c’erano anche altri cavalli Mezzosangue. Questo cavallo era buonissimo sia montato che a stargli intorno, tanto è vero che entravano sempre nel box le nipoti di Loris. Quebel mi prese subito e mi accorsi che aveva i numeri per correre il Palio di Siena girava come una trottola nelle curve della vigna dove lo galoppavo per prepararlo, era un test più che attendibile, se andava lì Piazza del Campo gli sarebbe sembrata un’autostrada. Il cavallo era da corsa ed anche alle gare all’ippodromo delle Fornaci quando lo montavo io in corsa era sempre piazzato o vinceva, i 1600 metri era una distanza che faceva comodamente anche se preferiva i 1200 metri, era svelto il Roano. Quebel era diventato la classica biciclettina e il mio sogno, la mia speranza era quella di poterlo montare per il Palio, purtroppo così non fu mai.
Erano gli anni dell’austerity, la domenica le auto non potevano circolare, a inizio primavera capitò di andare a Siena a cavallo, io in groppa a Quebel, a girare per Siena, allora non c’era bisogno di chiedere tante cose per poterlo fare, ci andavi e basta, e non ero solo io a fare questo, che volete che sia stato l’altro? Canapino, e non ci veniva certamente da solo, un altro che poteva fare certe cose non poteva che essere Lazzaro Beligni e ci incrociavamo in città. Arrivò l’estate del 1974, le prove della notte del 27 giugno, e allora erano proprio di notte con ancora i tavoli dei bar in Piazza, non si poterono fare perché piovve, quindi non fu possibile far vedere per la prima volta la Piazza a Quebel e agli altri cavalli che dovevamo portare in Piazza. La mattina della Tratta del 29 giugno lo montai in batteria, partì primo ma arrivati a San Martino eravamo in testa e Quebel non sapendo dove andare andò dritto ai materassi ed io caddi. Perché sapendo che Quebel non conosceva la Piazza feci così? Stendiamo un velo pietoso sul motivo perché non dipese da me, nonostante fui io a farla. Quebel fu ovviamente scartato, io in quel luglio corsi il mio primo Palio della mia carriera per la Contrada della Torre. Al Palio d’agosto montai ancora Quebel per la Tratta del 13 agosto e fu scelto dai 10 capitani, non vi dico le preghiere che feci perché mi toccasse nella Torre, contrada di cui ero fantino sin dall’inverno. Quebel fu assegnato invece alla Contrada dell’Istrice e per mio grande dispiacere non lo potei montare, cosa che invece fece Lazzaro. In quell’inverno io lasciai quel podere e andai alla scuderia di Giuliano Gambelli.
Andato via io Quebel cambiò, diventò cattivo nel box e quando lo montavi riuscivi male a guidarlo nelle curve di San Martino e del Casato, tanto è vero che i fantini vincenti non lo volevano montare. Dopo che andai via io da quel podere Quebel veniva montato da questo o da quell’altro, gli intavolarono la bocca e in Piazza nelle curve si buttava e ci andavano spesso per terra. Ecco la sfortuna di Quebel che dicevo, ma non per il suo proprietario Loris Savelli, bensì per chi lo teneva e lo faceva allenare, suo fratello. In Piazza Quebel nonostante tutto riuscì a vincere tre Palii in undici corsi, due li vinse da scosso ed uno montato da Francesco Congiu, il Palio dopo rischiò ancora di vincere montato da Adolfo Manzi che come per il Palio di luglio gli mise una imboccatura che gli permetteva di guidarlo bene ed evitare che si buttasse sui colonnini; in quel Palio forzato e spinto da dietro da un altro cavallo, Urbino, si fece male e terminò la sua carriera. Quebel fu definito cavallo capo branco perché quando era scosso andava a cercare di prendere la testa in tutti i modi e chi scrive sa bene di cosa parla e di come il destino a volte sia davvero bizzarro, Quebel il mio coccolo, nonostante non lo avessi più tra le mie mani, per il Palio di luglio del 1977 feci cadere il suo fantino perché provò a passarmi al di dentro alla seconda curva di San Martino ma Quebel non si fermò, mi incalzò fino a superarmi al terzo San Martino e vinse lui il Palio, destino dicevo, Quebel il mio Coccolo, che era di mio suocero Loris Savelli, mi ha fatto perdere probabilmente il Palio più importante della mia vita!!! Né allora né tanto meno ora gli porto rancore perché era il mio Coccolo e gli volevo e gli voglio bene e mai l’ho sfiorato con un dito né prima né poi, se non in corsa. Lo vedevi arrivare in Piazza con quel suo passo quasi da sbruffoncello, da guappo che sapeva quello che andava a fare, “vai, vai tranquillo, se non vai tu non ti preoccupare che ci penso io,” sembrava dicesse. Al canape s’imponeva, era pronto a volar via veloce e a mantenere quel passo per tutti e tre i giri, era veloce, era un monocorde, quel passo lo teneva per tre giri e nelle curve ti faceva fischiare tanto passava vicino al colonnino. Quel Roano non ha avuto quel che avrebbe meritato, se avesse avuto un’altra vita, da un’altra parte, o se lo avessi potuto portare con me si racconterebbe di lui d’altro e d’altre vittorie.
Ti voglio bene Quebel e lo so che da scosso lassù li stai vincendo tutti tu.
Camillo.
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Grande Camillo bel ricordo di Quebel un. Grande cavallo.