1-FANTINI DEL PALIO RUBRICA

Giuseppe Zedde: L’Eredità, il Rigore e la Metamorfosi

20 dicembre 2025

Come per i cavalli ho deciso di fare anche questa rubrica per i fantini, andando a rivedere chi sono e i loro cambiamenti nel tempo con il mio personale pensiero.

Giuseppe Zedde: L’Eredità, il Rigore e la Metamorfosi

Giuseppe Zedde non è un fantino capitato in Piazza del Campo per caso. Porta nel sangue il DNA del tufo: figlio d’arte di quel Antonio Zedde che seppe trionfare due volte, e fratello di quel Virginio che, pur avendo tentato la medesima strada, non è riuscito a domare la sorte senese con la stessa fortuna. Essere un “figlio di” a Siena è un’arma a doppio taglio: ti apre i portoni delle scuderie ma ti carica sulle spalle un peso specifico che può schiacciarti i polmoni.
La formazione di Giuseppe passa per l’università più dura e prestigiosa del Palio: quella di Luigi Bruschelli, detto Trecciolino. Essere allievo di Luigi non significa solo imparare a montare; significa assorbire una mentalità militare, un’attenzione maniacale al dettaglio e una freddezza tattica che rasenta il cinismo. Da Trecciolino, Gingillo ha ereditato la tecnica sopraffina e quella capacità di “sentire” il cavallo che lo rende uno dei professionisti più completi del circuito.
C’è un aneddoto che definisce Giuseppe meglio di mille cronache di corsa. Quando chiesi a sua moglie Federica, ex modella dalla bellezza luminosa, quale fosse il difetto di Giuseppe, lei mi guardò e con un sorriso rivelatore disse:

“Lui? Se una cosa è come un mignolo, la fa diventare un braccio”

In questa frase c’è tutta l’anima di Gingillo. È un uomo che amplifica, che vive ogni dettaglio con un’intensità che a volte diventa un limite. È l’iperbole del perfezionismo: dove un altro fantino vede un piccolo contrattempo, Giuseppe vede un ostacolo insormontabile. Questa tendenza a ingigantire le sfumature lo ha reso, negli anni, un uomo talvolta spigoloso, chiuso nel suo castello di pensieri.
Se il suo percorso fosse un quadro, il 2 luglio 2011 sarebbe un chiaroscuro violento. Quel Palio nel Bruco su Lampante non è stata solo una caduta al Casato; è stato lo spartiacque tra la giovinezza del “predestinato” e la durezza del “sopravvissuto”.
Mentre la Piazza festeggiava, Giuseppe veniva portato via d’urgenza con un bollettino freddo: frattura del femore e lesioni a entrambe le spalle. Ma per un fantino, il dolore fisico è l’ultimo dei problemi. Il vero “periodo buio” è iniziato dopo, quando ha dovuto fare i conti con un mondo che corre velocissimo e non aspetta chi cade. Intorno a lui è sceso un silenzio pesante, alimentato dalle “chiacchiere” di una Siena crudele che sentenziava: “Non è più lo stesso”. Giuseppe sentiva queste voci e il suo carattere lo portava a ingigantirle, a farle pesare come macigni.
Tuttavia, il ritratto emotivo di Giuseppe oggi è profondamente diverso. La vita gli ha offerto due “correzioni” fondamentali. Prima Federica, che con la sua presenza lo ha letteralmente alleggerito, facendo da ancora quando i pensieri diventavano troppo grandi e insegnandogli che un mignolo, a volte, può restare solo un mignolo.
E poi è arrivato Dario. Quel bimbo di un anno e mezzo è diventato il suo nuovo baricentro. La paternità ha operato su Giuseppe quella magia che la Piazza da sola non poteva fare: gli ha dato una prospettiva esterna. Dopo sette lunghi anni di polvere e riabilitazione, la vittoria del 2018 con la Lupa ha segnato il ritorno, ma è la serenità familiare ad avergli donato la vera risalita.
Oggi Zedde non corre più solo per dimostrare di essere all’altezza del nome che porta o per compiacere i severi insegnamenti del suo maestro; corre con la consapevolezza di un uomo che ha trovato la pace fuori dal canapo.
Gingillo rimane un purista, un esteta del galoppo, ma con un’anima più serena. Se ieri il suo “ingigantire le cose” era fonte di stress, oggi quella stessa attenzione al dettaglio, filtrata dalla maturità, lo rende un professionista che non lascia nulla al caso. Lo abbiamo visto nell’ultimo Palio del 16 agosto 2025, vinto nel Valdimontone su Anda e Bola: una gestione lucida, frutto di chi ha attraversato il buio e ne è uscito più forte. Giuseppe Zedde è oggi l’equilibrio perfetto tra l’eredità di Antonio, il rigore di Trecciolino e la luce che Federica e Dario hanno portato nella sua vita.
In bocca al lupo per la professione e la vita Giuseppe

Camillo
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Pier

Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King) Precisiamo, sono di centro destra ma non sono Fascista e mai lo rivorrei vedere.
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

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