1-DUE CHIACCHIERE CON

DUE CHIACCHIERE CON GIUSEPPE ANGIOI

sabato 13 settembre 2014

CONOSCIAMO GIUSEPPE ANGIOI 

Cerchiamo di conoscere i “secondi” fantini: quelli che vogliono diventare i primi e che lasciano, per un motivo o per un altro, i loro guru. Cominciamo con Giuseppe Angioi. L’ho chiamato e sono andato a trovarlo.

Mi aspettava lì al cancello, a bordo strada, per mostrarmi l’ingresso di casa in via Aretina. Lo vedo, mi fermo e parcheggio l’auto fuori dal cancello, dietro il cassonetto dell’immondizia. Ci salutiamo con una stretta di mano e scendiamo verso l’abitazione: una vecchia stalla risistemata ad appartamento o, per meglio dire, una dependance.

Giuseppe vive lì con la sua compagna; la dependance è di lei, mentre il babbo abita nella casa di fronte, in alto, al di là dei recinti dei cavalli (a cui si arriva da via di Certosa). Parlo di Caterina Brandini, la figlia del Brandini proprietario di Oppio: è con lei che convive Giuseppe.

Ci avviamo verso i recinti con i box dei cavalli, distanti un centinaio di metri dalla casa. Passiamo davanti a un prato con i giochi per bambini — scivolo e via discorrendo — mentre un cane meticcio mi abbaia contro facendo un passo avanti e uno indietro; si vede, però, che non è pericoloso. Con noi viene la figlia della compagna, una bimba carina e sveglia, lo si nota subito. Arrivati dai cavalli, la prima cosa che mi salta agli occhi è una piccola lapide.

dedicata al cavallo del Brandini, Guarnero, (qui nella foto)

Siamo nel regno del Brandini. Parliamo di un cavallo morto da non molto e già vincitore di Palii; siccome i cavalli da Palio sono beffardi, il Palio lo aveva vinto nell’Oca e nella Giraffa. E siccome il destino paliesco è ancora più beffardo, anche il secondo Palio nella Giraffa lo vinse a spese della Torre. Il Brandini, naturalmente, è torraiolo: ecco spiegato il “beffardo” a cui accennavo.

Torniamo ad Angioi. Lo si vede che è timido, quasi in imbarazzo; non è abituato alle attenzioni degli “estranei”. Si nota che da Atzeni non lo consideravano molto, o forse era lui a escludersi. Ci sediamo all’ombra, dopo che Giuseppe ha preso una panchina di plastica posizionandola dietro il box di legno di Afara, la mamma di Oppio. In alto, di fronte a noi, si vede la casa del Brandini. “Sediamoci qui,” dice Giuseppe, “anche se questo è il regno del Brandini.”

Gli dico: “Lo sai, vero, che le mie chiacchierate sono diverse dalle solite interviste? Sai che a me piace cercare, sopra ogni cosa, l’aspetto umano e psicologico delle persone?”

Giuseppe Angioi: “Sì, lo so, le ho lette.”

Brontolo: “Bene allora. La prima domanda, anche se scontata, è: chi è Angioi?”

Giuseppe Angioi: “Un ragazzo umile, un lavoratore che crede nel suo progetto: quello di montare in Piazza. Questo lavoro mi piace, ma se non arrivi a correre il Palio, non hai fatto nulla. In quel caso devi retrocederlo a passione, a divertimento, e punto!”

Brontolo: “Quanti anni hai?”

Giuseppe Angioi: “Ventisei.”

Brontolo: “Senti, ma il futuro è bene affrettarlo o aspettarlo?”

Giuseppe Angioi: “No, è meglio aspettarlo. A volte affrettare le cose, come correre il Palio anzi tempo, può far peggio che meglio. È quindi il caso di attendere di aver acquisito più capacità, per non sbagliare al momento giusto.”

Devo dire che la risposta non fa una grinza.

Brontolo: “Una persona è il suo cognome?”

Giuseppe Angioi: “Certo, è anche il suo cognome. Io, per esempio, porto quello di un rivoluzionario dell’Ottocento, Giommaria Angioi. Quando mi è capitato di andare a Bono, in provincia di Sassari, dove era nato, la gente mi diceva: ‘Ah, Angioi, come Giommaria il rivoluzionario…'”

Gli si illuminano gli occhi, è quasi orgoglioso. È un ragazzo semplice, non ha malizia.

Brontolo: “Senti… se arriverai a correre il Palio, hai già il soprannome: Il Rivoluzionario.”

Giuseppe Angioi: “Magari… speriamo presto, dai!” (Fa un sorriso carico di speranza).

Brontolo: “Mi racconti la tua carriera? Cosa hai fatto finora?”

Giuseppe Angioi: “Io ho studiato. Ho fatto il Liceo Scientifico e poi ho cominciato l’università qui a Siena.”

Brontolo: “Che facoltà?”

Giuseppe Angioi: “Economia. Però, quando leggevo e studiavo i libri, vedevo i cavalli… e allora eccomi qui.”

Brontolo: “Ma in Sardegna cosa facevi? Montavi?”

Giuseppe Angioi: “Sì, nelle feste. Poi ho avuto dei bravi maestri di equitazione, ma era per passione, nulla di più.”

Brontolo: “Quindi le corse hai cominciato a farle qui a Siena?”

Giuseppe Angioi: “Mi piacevano tanto le corse fin da piccolo. Mi affascinavano i fantini da sella, con i loro pantaloni bianchi e gli stivali lustri. Qui a Siena ho poi conosciuto Giovanni [Atzeni] tramite alcune persone e ho cominciato ad andare da lui, così, per vedere i cavalli, senza ambizioni. Poi ho voluto provare e, piano piano, ho iniziato a montare.”

Brontolo: “Quanto sei stato con Atzeni?”

Giuseppe Angioi: “Tre anni.”

Brontolo: “Di dove sei esattamente? E i tuoi genitori cosa fanno nella vita?”

Giuseppe Angioi: “Abito in un posto un po’ isolato a Girasole, in Ogliastra. I miei genitori hanno dei supermercati.”

Brontolo: “E quando gli hai detto che smettevi di studiare per provare a fare il fantino, come l’hanno presa?”

Giuseppe Angioi: “Lì per lì bene no, visto che noi non abbiamo nulla a che vedere con i cavalli. Poi babbo mi ha detto: ‘Ma sei sicuro?’. ‘Sì!’, ho risposto. E allora ora è lui che mi sprona a far bene.”

Brontolo: “Giuseppe, sono peggio i debiti economici o quelli morali?”

Giuseppe Angioi: “Quelli morali, sicuramente!”

Brontolo: “E con chi ne hai, se ne hai?”

Giuseppe Angioi: “Con nessuno! Sotto questo punto di vista sono a posto. Semmai è qualcuno che ce l’ha con me…”

Appare un velo di disappunto e amarezza nei suoi occhi. Non approfondisco, non mi sembra il caso, ma ho capito che si riferiva probabilmente a Tittia.

Brontolo: “Una compagna è solo una compagna o qualcosa di più?”

Mentre faccio la domanda, si avvicina la figlia del Brandini con un secchio di biada e chiede se può darla ad Afara; Angioi acconsente.

Giuseppe Angioi: “Non so come spiegare… è un sostegno. In pratica siamo la stessa persona. Parlo della mia esperienza: io sono fatto di lei e lei è fatta di me. Io sono un po’ ingenuo, sincero, a volte anche ‘allocco’, diciamo così. Lei mi apre gli occhi, mi fa vedere cose che non vedo per via della mia ingenuità. Per mia fortuna, lei è più smaliziata di me.”

È sincero, altrimenti non si sarebbe mai dato dell’allocco. Ai miei occhi acquista punti.

Brontolo: “Ti piace leggere?”

Giuseppe Angioi: “Sì, ma non i romanzi. Mi piace tenermi informato, leggere enciclopedie, sapere di animali, rocce, geografia… un po’ di tutto. Mi piace sapere quello che dico ed essere in grado di sostenere una discussione su molti argomenti.”

Bene, affermo io: la cultura è un pregio. Una volta in un programma TV mi chiesero perché oggi i fantini siano meno arroganti di un tempo. Risposi che è perché sono socialmente e culturalmente più evoluti. Eccone la conferma.

Brontolo: “Qual è il libro che ti è piaciuto di più?”

Giuseppe Angioi:Il vecchio e il mare di Hemingway.”

Brontolo: “E il film?”

Giuseppe Angioi:Fuga di mezzanotte. E poi mi piacciono tutti i western.”

Brontolo: “Qui a Siena, parlando di risultati?”

Giuseppe Angioi: “A Monticiano ho corso l’anno scorso con Insomma e Guess, ottenendo vari piazzati. Ho fatto le gare di addestramento a Mociano, insomma il circuito del Comune, e anche le corse a Fucecchio.”

Brontolo: “Al Palio di Asti vai? Anche se io sono dell’idea che quest’anno avrebbero dovuto correre con i cavalli scossi per come si stanno comportando con Bartoletti.”

Giuseppe Angioi: “No, non vado. Ci sono stato per il Gran Premio, un anno l’ho perso per un millimetro. Sono stato in finale tre volte alla Provaccia; l’anno scorso l’ho persa all’ultima curva perché il cavallo ebbe un’emorragia. L’anno scorso ho fatto un sacco di secondi posti, ero l’eterno secondo. Quest’anno invece non avevo il cavallo adatto. Però mi sono rifatto qui: è arrivato Oppio e a Monticiano ho fatto sei corse con tre primi, due secondi e un terzo posto. Di ‘Paliotti’ solo quello di Casole: vado sempre in finale, però…”

Brontolo: “Senti, tu sei come appari o appari come sei?”

Riflette per un po’ e poi: Giuseppe Angioi: “Sono come appaio.”

Brontolo: “Dopo i Palii di Siena e quello di Castel del Piano, quanto sei arrabbiato?”

Giuseppe Angioi: “Io non mi arrabbio, o perlomeno non mi arrabbio più. È dura, fa male veder correre gli altri. Se in provincia non monto, il più delle volte non vado nemmeno a vedere: mi dà noia se non sono io a correre.”

Brontolo: “Il tuo ‘divorzio’ da Tittia a cosa è dovuto?”

Giuseppe Angioi: “Era da gennaio che avevamo deciso che sarei andato via. Atzeni ha deciso di tenere meno cavalli e, comunque fossero andate le cose, me ne sarei andato. Quest’anno però…”

Soprassiede per garbo. Ho l’impressione che si morda la lingua.

Brontolo: “Ho scritto che eri probabilmente arrabbiato perché hai visto gente arrivare dopo di te (come Carlo Sanna) e correre subito il Palio, mentre tu sei rimasto a guardare. Eppure non è che non lavorassi o avessi l’aiuto di uno qualunque, no?”

Giuseppe Angioi: “Sanna è stato bravo e determinato in provincia. Anche se ha vinto meno di me, è andato da una persona che sapeva come farlo montare. Si vede che Zedde ha imparato meglio del mio maestro a promuovere i ragazzi, anche se il loro maestro originario era lo stesso.”

Brontolo: “Com’è Tittia come maestro?”

Giuseppe Angioi: “È uno di quelli che non ti dice mai ‘bravo’, ma lo conosco: sapevo quando era soddisfatto. Qualche volta mi sono beccato una frustatina sul braccio, per esempio quando muovevo troppo le mani e lui voleva che le tenessi ferme. Mi ha insegnato tanto, ma ora ho le mie idee, spesso diverse dalle sue, e desidero fare da solo. Mi sento pronto. Ho trovato una scuderia a Ginestreto, andrò lì con Oppio e suo fratello.”

Brontolo: “Lo domi tu?”

Giuseppe Angioi: “No! Preferiamo farlo domare da uno più pratico di me; la doma è fondamentale per il cavallo. Preferisco affidarmi ad altri, non so ancora dove vorrà mandarlo il Brandini.”

Brontolo: “Giuseppe, la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”

Giuseppe Angioi: “La vita è un sogno!”

Brontolo: “L’ultima domanda: Giuseppe, fatti una domanda e datti una risposta.”

Giuseppe Angioi: “Lo correrò il Palio? Certo! Devo, lo voglio. Sì!”

Brontolo: “Ma non aver finito l’università non ti dispiace?”

Giuseppe Angioi: “Ma no… tanti laureati finiscono a fare lavori che nulla hanno a che fare con il titolo e guadagnano poco. Almeno io faccio una cosa che mi piace e mi appassiona.”

Brontolo: “Fare il fantino è una passione o un lavoro per te?”

Giuseppe Angioi: “Vorrei diventasse il mio lavoro, per poter vivere di questo.”

Poi mi ha domandato: “Ma tu hai studiato, Camillo?”. Io sono un cretino e gli ho risposto di no. Ho l’ammissione al quinto anno del Liceo Scientifico e smisi per fare il fantino. Non gliel’ho detto allora, ma glielo dico ora: se tornassi indietro finirei il liceo e farei l’università, pur cercando di correre. Ecco cosa voglio dirti, Giuseppe: fai il fantino, è il tuo desiderio, ma se puoi finisci l’università. Non vorrei che domani avessi dei rimpianti come li ho io oggi.

Angioi è un ragazzo in gamba, pulito, forse anche troppo ingenuo (o “allocco”, come dice lui), ma imparerà. Tanti auguri per il futuro. In bocca al lupo.

Camillo Brontolo

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Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King)
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

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