1-DUE CHIACCHIERE CON 1-FANTINI INTERVISTE

DUE CHIACCHIERE CON GIOSUE’ CARBONI “CARBURO”

30 Gennaio 2015

DUE CHIACCHIERE CON GIOSUE’ CARBONI “CARBURO”

CONOSCIAMO GIOSUE’  

Ho preso il mio furgoncino 50 e sono andato alla scuderia Milani, che sta cambiando faccia. Massimo ha dovuto spostare i box in piano, dove c’è anche la pista: sedici box nuovi di zecca, in legno, disposti otto da una parte e otto dall’altra. Alla sinistra dei box c’è un capannone in PVC dove Milani fa lavorare i cavalli al passo e al trotto quando piove o fa particolarmente freddo. Un capannone coperto è una gran comodità; lo so bene dai tempi in cui stavo da Canapino: lo avevamo anche noi, ma era in mattoni e coperto con il devastante eternit.

Chi mi legge sa che non vado mai a guardare i cavalli se non me lo chiedono i titolari e, a dire il vero, ieri sera meno che mai: alle sei di pomeriggio laggiù tirava una “zizza” (un freddo) tremenda. In verità, seguendo Carboni, in un box ci sono entrato, ma solo per ripararmi dal gelo. Purtroppo le scuderie vanno fatte in piano, così come le piste, e lì a pochi metri c’è anche quella; ma nel piano il freddo abbonda, specialmente se è in una “buca” come questa. È comunque una bella scuderia, anche se deve ancora essere terminata.

Mi vado a rifugiare nel mio furgoncino e aspetto che Giosuè finisca di sistemare i cavalli. Alla scuderia, tutti imbacuccati, c’erano due proprietari e il giovane Gigi Carrus con un piede ingessato: si è fatto male a Newmarket e aspetta di guarire per ritornarci. Massimo Milani, invece, non era ancora arrivato. A dare una mano con i cavalli c’era anche l’ex barbaresco dell’Oca, Filippo Favilli.

Finito il lavoro, Giosuè ed io ci sediamo dentro un Fiorino per fare la nostra chiacchierata e stare un po’ più al calduccio. Mi metto in fronte la luce da minatore per poter leggere le domande che mi sono appuntato.

Giosuè, quanti anni hai? “Trentaquattro.”

La passione per i cavalli e per le corse come nasce? “Da piccolo. Babbo aveva le bestie, tra cui i cavalli che allevava; aveva anche cavalli da corsa, uno ha poi corso anche il Palio.”

Dove ha corso? “Nell’Oca con Franco Casu, era Quinper. Babbo ha mandato diversi cavalli qui a Siena, da Furio Brocchi e da Tonino Cossu.”

In Toscana quando sei venuto? “Nel 2013, da Tonino Cossu a Orgia e a Pian delle Fornaci.”

Il Palio quando lo hai visto per la prima volta? “Nel 1990. Vinse Cianchino nel Montone; avevo nove anni e mi rimase stampato in mente.”

Come hai cominciato la tua carriera di fantino? “Lavoravo in campagna, ma la passione per i cavalli era sempre più forte. Allora cominciai ad andare a montare da Pinna la mattina presto; facevo 70 chilometri ad andare e 70 a tornare. Ci andavo per imparare: Pinna aveva tanti cavalli ed era, ed è tuttora, molto bravo. Poi il pomeriggio tornavo a fare i lavori nella nostra campagna.”

Diventa serio, rimugina mentre parla del passato. È un ragazzo sardo “vecchia maniera”, di quelli che sanno cosa significano sacrificio e responsabilità.

Giosuè, cosa pretendi da te stesso? “Niente! Pretendo solo una cosa: voglio correre di nuovo il Palio di Siena, per far vedere agli altri che Giosuè non è quello visto nel 2011 nella Tartuca.”

Cosa intendi quando dici che “non sei quello”? “Che io non sono quel fantino lì. In quel Palio non c’era il vero Giosuè.”

Sinceramente, cosa ti rimproveri di quel Palio? È innegabile che quella prova stia condizionando molto la tua carriera. “Forse volli far vedere troppo e con troppa foga quello che valevo. Forse pretesi troppo da quel cavallo in quel momento. Il cavallo poi ha vinto con Gigi (Bruschelli), e Gigi oltre a essere molto bravo sa sistemare bene le cose, basta vedere come ha vinto. Io ho preteso troppo da Ivanov: se lo avessi ripreso in mano ragionando di più e impostando meglio la curva, il cavallo non mi si sarebbe ‘parato’ e probabilmente sarebbe andata diversamente. Soprattutto non sarei caduto. Vedi Camillo, ho avuto l’occasione e volevo far bene, volevo dimostrare di poter essere un fantino ‘da Piazza’, ma l’irruenza mi ha tradito. Io non sono quello, e mi piacerebbe tanto poterlo dimostrare.”

Il ragazzo solitamente è scherzoso, ma ora è rattristato. Sotto questa amarezza si sente però il carattere sardo, testardo e forte.

A quale evento storico avresti voluto assistere? Ci pensa un po’ e poi: “Ai tempi dei Romani. Essere un legionario, vedere le tattiche che avevano, come conquistavano il mondo. Andare per i mari con quelle navi, fare le battaglie corpo a corpo con quelle spade corte e quegli scudi… Eh, magari morivo subito perché mi ammazzavano, però…”

Eccolo il Giosuè solito, simpatico e ironico.

L’intelligenza, Giosuè, secondo te libera o imprigiona? “A volte libera, a volte imprigiona.”

In che senso? “Che se pensi troppo, certe cose non le fai. Ci sono occasioni in cui bisogna andare d’istinto.”

Il futuro è meglio aspettarlo o anticiparlo? “Ogni evento ha il suo corso, quindi conviene aspettarlo.”

Il punto di svolta della tua carriera c’è già stato? “No, non c’è mai stato. Ma spero che arriverà!”

Meglio i rimorsi o i rimpianti? “Ormai sono cose passate entrambe, ma forse tra le due meglio un rimorso.”

Tu vivi da solo? Mentre faccio la domanda sentiamo bussare al parabrezza del Fiorino. Qualcuno urla sorridendo: “Camillo, che fai?”. È arrivato Massimo Milani, anche lui tutto imbacuccato, dalla papalina a tutto ciò che può riparare dal gelo. Gli faccio cenno di stare zitto perché sto registrando; lui alza la mano scusandosi e va verso i box.

“No, vivo con la mia ragazza, sarda anche lei. Abitiamo a Sant’Andrea.”

La tua ragazza che cosa rappresenta per te?

“È tutto. Io non ho i miei qui, quindi con lei mi confronto, le dico i miei problemi e lei mi consiglia. È il mio amore, la mia spalla, diciamo così!” La sua voce, solitamente squillante, si è di punto in bianco addolcita. Eh, l’amour…

Qual è secondo te la corsa migliore che hai fatto, quella in cui ti sei detto: “Bravo Carboni”? “Penso di averne fatte diverse in cui mi sono sentito bravo, anche se, come sai meglio di me, a cavallo e in corsa non si finisce mai di imparare. Una che ricordo particolarmente è a Monteroni nel 2011 con Indianos, un cavallo a fondo arabo che non aveva mai vinto da nessuna parte. In quella corsa c’erano anche cavalli buoni: li fregai tutti alla prima curva e andai a vincere una bella gara. Un’altra in Piazza per la Tratta in cui mi dissi ‘bravo’ — perché sai, in Piazza, anche se è per la Tratta, è sempre Piazza — fu con Falena. La feci bella davvero.”

Cos’è per te montare in Piazza? “Ogni volta che monto in Piazza è come la prima volta: emozione, soddisfazione, gioia. Sono sensazioni appaganti che non provo da nessun’altra parte. Più va il cavallo, più mi emoziono e più mi piace andare… proprio mi garba a bestia girare lì dentro!” Ha detto questo con aria e voce trasognante, come se parlasse di una donna di cui è innamorato.

Tu appari come realmente sei o sei come appari? Non ci pensa un attimo: “Io sono come appaio! E forse è un difetto…”

In che senso? “È che io sono un buono, non lo ‘tiro in tasca’ a un altro. Faccio il mio, poi se viene, viene; altrimenti pazienza e vado per la mia strada.”

E invece in corsa come sei? “In corsa cambio, divento anche ‘cattivo’.”

Che vuol dire cattivo? “La cattiveria è tutto, è quella che ti fa vincere e io voglio sempre vincere. Se provi a passarmi, se posso non te lo permetto: ti chiudo. E se cadi… beh, in corsa si cade anche.”

Qual è la tua canzone preferita? “Quella di Vasco: Eh già.”

Senti, ma non c’è nessuna Contrada che ti cerca, che ti butta lì qualche ‘parola’? “Sì, c’è, ma c’è sempre più o meno stata. Però poi non si è mai concluso con nessuna…” Riecco l’amarezza nel viso che ho visto anche prima.

I Palii fuori, invece, quali farai? “Devo andare a Ferrara per la contrada San Benedetto e a Feltre nella contrada Castello; lì dobbiamo ancora decidere chi sarà l’altro fantino, dato che corriamo in due per contrada. Poi a Castiglion Fiorentino monterò per Porta Fiorentina, e anche qui dovremo decidere il secondo nome.”

Qual è la cosa che ti infastidisce di più nella vita? “Le persone che non mantengono la parola data. La parola è la parola, per me!” Ecco il ragazzo sardo: il ragazzo “agreste” che sa cosa vuol dire essere uomini, un valore che molti giovani devono imparare presto.

Qual è il tuo film preferito? Ripete la domanda con una risata: “Un film che parla della Scozia…” (Probabilmente si riferisce a Braveheart).

Senti Giosuè, la vita va presa per le corna o accarezzata? “Va accarezzata, perché è bellissima!”

La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio? “Se uno smette di sognare è finita!” Lo dice con voce ferma e decisa; ne è pienamente convinto.

Qual è il tipo di cavallo che preferisci? “Mi piacciono i cavalli che tirano, quelli aggressivi, di carattere.”

Credi in quello che fai o fai quello in cui credi? “Madonna, Camillo…!” esclama, ripensando e ripetendo tra sé la domanda. Dai, gli dico: “Le chiacchierate le faccio così, altrimenti di che sanno?” Lui sorride e poi risponde: “Io credo in quello che fo! Sono diversi anni che sono qui dal Milani e la passione per i cavalli e per le corse me la porto dietro da quando ero bambino. Quindi sì, credo in quello che fo!”

E invece, cosa hai provato il giorno del Palio quando sei uscito dall’Entrone? “Ecco, pensai, siamo arrivati al dunque! La soddisfazione e l’adrenalina erano a mille!”

Meglio essere o apparire? “Sicuramente meglio essere.”

Meglio non avere debiti morali o materiali? “Sicuramente meglio non averne di morali.”

Fatti una domanda e datti una risposta: Giosuè cosa domanda a Carboni? “Sarà banale Camillo, ma la mia domanda è: lo ricorrerai il Palio di Siena? E la risposta è sì, sicuramente sì. Devo far vedere chi è il vero Carboni.”

Che rapporto hai con il denaro? “Dicono che i soldi facciano la felicità, ed è anche vero; ma se ci sono bene, e se non ci sono… in qualche modo si farà!”

Che cos’è la fortuna? La risposta è immediata: “L’amore e la salute!”

La nostra chiacchierata è finita. Giosuè corre svelto a sistemare gli altri due cavalli, alloggiati momentaneamente in due box dentro il capannone di PVC. Io saluto Milani e gli altri presenti. L’idea di rifugiarsi nel Fiorino è stata vincente: ci siamo salvati dal freddo che, vi garantisco, l’altra sera era veramente pungente.

Giosuè è un ragazzo simpatico e semplice; come ho scritto, è “alla vecchia maniera”, sincero e schietto. L’ho definito un ragazzo “agreste”, nel senso che è cresciuto in campagna e conosce il valore del sacrificio e del lavoro. Quando parla di cavalli si sente l’entusiasmo del fanciullo, anche se ormai è un uomo.

È stato bello sentirlo dire che la vita va accarezzata: non avete potuto percepire la dolcezza della sua voce in quel momento, ma si sente che è innamorato della vita e della sua ragazza. È spontaneo, come quando indica nell’amore e nella salute la vera fortuna. È un ragazzo che conosce il valore dei soldi ma non ne è affatto condizionato; non si perde d’animo: se mancano, si lavora. Questo è il suo credo, accompagnato da un entusiasmo quasi fanciullesco.

Personalmente, credo che questo ragazzo meriti veramente un’altra possibilità: è serio, affidabile, coraggioso e capace. Forse ancora un po’ grezzo, ma efficace. Grazie della chiacchierata Giosuè, auguri per la vita e in bocca al lupo per il prosieguo della carriera.

Grazie, Camillo Brontolo.

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Pier

Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King)
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

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