1-CARO AMICO TI SCRIVO

Canape abbassato sull’avvenire del Palio, un contradaiolo senza nascita, ma con il Cuore

21 Agosto 2026

Salve amici,
mi è arrivata un’altra lettera firmata un Contradaiolo ma io conosco la sua identità, come per le altre, diversamente, e mi ripeto, non l’avrei mai pubblicata.
Un saluto al nostro lettore che ha voluto condividere con me-noi questo scritto condivisibili o meno, io già sapete come la penso, ma questo è uno spazio, una rubrica, dedicata ai lettori, eccola quindi pubblicata.
Camillo

Il Canape abbassato sull’avvenire del Palio un contradaiolo senza nascita, ma con il Cuore

Caro Camillo,

la lettera che hai pubblicato il 20 Agosto scorso, firmata Pulcesecca e intitolata ‘Il Palio ai tempi del baratto’, mi trova completamente d’accordo e rinnova in me i sentimenti di rabbia e sdegno provati nell’assistere ad entrambi i Palii del 2026. E’ una lettera importante, dove lo stile quasi filosofico e l’ironia raffinata fanno emergere benissimo il sentimento di grande allarme e preoccupazione di chi la scrive. Non sono nato a Siena, ma sono a tutti gli effetti un contradaiolo da 40 anni che ama profondamente questa città, le sue tradizioni e il Palio come se fossero le mie, pur sapendo benissimo che non potrò mai sentire dentro al cuore quello che invece prova un senese vero. Da innamorato di Siena e del Palio, stavolta non riesco proprio a tacere e a fare “il vigliacco raffinato, che non alza la voce, non prende posizione, non si sporca le mani”. A scanso di equivoci, anticipo subito che condivido la gioia dei contradaioli dell’Aquila e del Nicchio, che hanno vinto dopo tanto tempo il loro Palio: nessuno glielo può più togliere! Ma questo non può assolutamente impedirmi di dire che quel che è successo quest’anno suona come un grande campanello d’allarme e rappresenta un gravissimo pericolo per l’avvenire del Palio stesso, che rischia così di scivolare implacabilmente fra le tante ricorrenze celebrate ogni anno in vari luoghi d’Italia e di non essere più la Festa unica e inimitabile, intima, piena di grande e nobile Storia, passata e presente.
Andando al punto, “C’era una volta un Regolamento, c’era la legge del Palio. E le leggi non hanno bisogno di un lieto fine: hanno bisogno di essere rispettate”. Ebbene, chiunque può vedere dalle immagini registrate come, tanto a Luglio che ad Agosto, il Mossiere abbia abbassato il canape (dando valida la mossa) con la rincorsa ferma e impalata fuori dai canapi. Non solo, a scattare abbondantemente prima di tutti, come fosse stato lui di rincorsa, è stato sempre lo stesso fantino, con la sicurezza di chi sembrava sapere in anticipo che il canape sarebbe stato comunque abbassato e prendendosi così almeno due metri di vantaggio sugli altri.
E qui non ci siamo più! Una delle regole fondamentali del Palio dice che la corsa parte solo quando la rincorsa entra fra i canapi. Altrimenti non si parte, sia anche ormai buio!E finiamola di parlare di mossa ormai “matura”. Quello che è successo quest’anno, indipendentemente dalle Contrade che correvano, non è mai successo e rappresenta una grave e ripetuta ferita a tutte le Contrade e alla nostra Festa. Non basta, questo è un precedente pericolosissimo che, qualora si ripresentasse, significherebbe il trionfo dell’arbitrio, ai danni di tutti, anche della Contrada che vince nell’occasione. “E’ il principio che va difeso, perché domani potrebbe essere un’altra Contrada, un altro fantino”
Sappiamo bene che non può esistere una mossa perfetta, che il Palio non è una corsa di Formula Uno”, che sono sempre esistite le scorrettezze, le nerbate, le trattenute e le carognate fra Contrade rivali e anche non rivali, gli accordi detti e non detti fra Contrade, fra chi è dentro ai canapi e chi è di rincorsa. Ma la Regola che prevede che la corsa parta solo quando la rincorsa entra fra i canapi è intoccabile!
E allora perché tutto questo?
Intanto viene subito da dire che i padroni e protagonisti della Festa del Palio sono, e dovrebbero essere, da sempre Siena e le sue Contrade; che hanno creato da secoli il Palio, che vivono per esso e che ne hanno stabilito le Regole.
Ne consegue, e va ribadito con forza, che tanto i fantini che il mossiere sono “lavoratori” del Palio, ne condividano o meno la sacralità. E, come tali, sono i primi che devono sottoporsi alle sue regole e al volere delle Contrade tutte.
Esistono tanti libri, veri e propri trattati di illustri studiosi e amanti del Palio, che hanno spiegato benissimo come esso si sia evoluto nei secoli; credo però non si sia ancora detto in modo chiaro e unanime, da parte di chi presiede la Festa, come il ruolo assunto da alcuni fantini negli ultimi due decenni, abbia superato ogni limite tollerabile. Da qualche tempo alcuni di essi stanno prendendo il posto che spetta alle Contrade nel “comandare” la Festa del Palio, diventano i “divi”, cercati dalle Tv e dalla Stampa, che si offrono alla Contrada e, quando possono, fanno valere un potere quasi di ricatto, soprattutto se famosi e se possono esercitare il controllo su parte degli altri fantini. Nulla a che vedere con i tempi nei quali molti fantini vivevano nella miseria e il Palio poteva rappresentare per loro un’ancora di salvezza. Tu, Camillo, puoi ricordare benissimo quei tempi e come fu Aceto, e a seguire Bastiano, Bazzino, Cianchino, Pes, tu stesso e altri, fra coloro che contribuirono in modo importante alla conquista di un accettabile potere contrattuale e al riscatto da quella situazione difficile e ingiusta. Ma Aceto, pur burlone e divo, era un signore che, come voi suoi colleghi, sapeva stare al suo posto e che aveva imparato a rispettare e difendere il Palio quasi come fosse un contradaiolo. Purtroppo da allora è stato tutto un lento precipitare e per molti fantini la possibilità di montare è dipesa sempre più dall’appartenenza ai loro “clan” interni piuttosto che dalla volontà delle Contrade. Oggi lo vedono tutti che per montare i “bomboloni” non basta solo la bravura e il mestiere, ma serve sempre più appartenere ed essere protetti da questo o da quel “clan”. Il risultato è sotto gli occhi di chiunque: due Palii dove quasi nessuno protesta se la mossa viene data a rincorsa ferma e se il primo a scattare, a canapi tesi, è puntualmente il fantino che poi vincerà.
E allora? Riprendo le parole di Pulcesecca: “Qui non c’entra soltanto il Mossiere (e nemmeno il fantino, dico io, che, proprio perché considerato il più bravo, dovrebbe conquistarsi la vittoria nella corsa e non già prima) C’entriamo noi. Quelli che guardano. Quelli che applaudono…”
C’entrano le Contrade tutte, che devono riprendersi in fretta la loro Festa, altrimenti sarà veramente la fine. E la legittima gioia delle Contrade per la vittoria del Palio non potrà più nascondere la sconfitta vera di tutti, davanti all’indifferenza e al disprezzo di ogni regola.

Un Contradaiolo non nativo che ama il Palio e Siena

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Pier

Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King) Precisiamo, sono di centro destra ma non sono Fascista e mai lo rivorrei vedere.
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

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