28 Ottobre 2026
NICOLA SCAPIGLIATI E IL CORO, IL SEGRETO DEL QUINDICESIMO PALIO TRA CORAGGIO, FIDUCIA E SENSO DI APPARTENENZA
A tu per tu con il capitano della contrada rossonera, vincitrice del Palio di Piancastagnaio del 18 agosto 2026. Dalle scelte decisive alla fiducia in Francesco Caria, detto Tremendo, fino alla gioia di una vittoria che resterà nella storia del Coro.
Il 18 agosto 2026 il Coro ha scritto un’altra pagina importante della propria storia, conquistando il suo quindicesimo Palio di Piancastagnaio. Una vittoria costruita attraverso scelte coraggiose, lavoro, competenza e una grande fiducia nelle proprie possibilità.
A guidare la contrada rossonera in questa impresa è stato il capitano Nicola Scapigliati, protagonista di una carriera intensa, combattuta e ricca di emozioni. Una vittoria arrivata grazie a Dididomodossola e Francesco Caria, detto Tremendo, un binomio che ha saputo fare la differenza nel momento decisivo.
Dietro il drappo conquistato in pista c’è molto più di una corsa. Ci sono mesi di preparazione, responsabilità, rapporti umani, decisioni difficili e il lavoro di tante persone che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono al successo di una contrada.
In questa intervista esclusiva, Nicola Scapiglati ripercorre le emozioni del trionfo, spiega le ragioni delle scelte compiute e racconta il valore speciale di aver vinto con un cavallo di sua proprietà, condivisa con Alessandro Vinciarelli. Non manca uno sguardo al futuro, con la voglia di continuare a scrivere la storia del Coro e la consapevolezza che, dopo ogni vittoria, il lavoro ricomincia.
Un racconto diretto e sincero, che ci permette di entrare nel cuore della contrada rossonera e conoscere più da vicino l’uomo che ha guidato il Coro alla conquista del suo quindicesimo Palio.
1. Nicola, a distanza di settimane dalla vittoria, qual è l’emozione che ancora oggi ti porti dentro? Da capitano, che cosa hai provato nel vedere il Coro tagliare per primo il traguardo e conquistare il suo quindicesimo Palio?
L’emozione più grande non è solo il momento in cui passi il traguardo, ma l’abbraccio del Popolo subito dopo. Veder tagliare per primo il traguardo a Di Domodossola con Francesco sopra è stato un liberarsi di un anno intero di tensioni, di lavoro silenzioso e di responsabilità. Da Capitano, quando vedi il Drappo prendere la via del Coro e vedi le lacrime negli occhi dei giovani e degli anziani, capisci che hai mantenuto la promessa fatta alla tua gente. È un senso di appagamento e di orgoglio indescrivibile.
Mi porterò dietro sicuramente questi abbracci e le emozioni negli occhi dei miei contradaioli.
Non li dimenticherò mai!
2. La scelta di puntare su Francesco Caria, detto “Tremendo”, al posto di Gavino Sanna è stata una decisione coraggiosa. Quanto è stato difficile prenderla e quanto hai creduto in Francesco, anche nei momenti di maggiore incertezza?
Le scelte importanti e coraggiose fanno parte del ruolo del Capitano, Con Gavino c è un rapporto sia professionale che di Amicizia e sicuramente la cosa più difficile è stata proprio quella, scindere i sentimenti e le relazioni umane da Nicola al Capitano del Coro… Ma se si vuole vincere bisogna sapersi prendere la responsabilità delle proprie idee senza farsi condizionare da niente e da nessuno. Con Francesco c’era una fiducia profonda e un rispetto reciproco, è l’allenatore del mio Cavallo da 2 anni, avevo già vinto un Palio con lui da Mangino e sapevo che se avesse avuto l’opportunità non se la sarebbe fatta sfuggire, abbiamo cercato di crearli l’atmosfera giusta in contrada e la situazione migliore in pista. Non ho mai avuto dubbi sul suo valore umano e professionale. Sapevo esattamente cosa potesse darci in pista in termini di freddezza, grinta e intelligenza . Quando hai una visione chiara, i momenti di incertezza all’esterno non ti scalfiscono, sapevamo cosa stavamo facendo e il campo ci ha dato ragione.”
3. Dididomodossola è un cavallo pianese, di tua proprietà insieme ad Alessandro Vinciarelli. Quanto ha contato il legame con questo cavallo e quanto è stata speciale la soddisfazione di vincere con un Cavallo così vicino alla vostra realtà?
Ha contato tantissimo. Con Alessandro (“Pasta”) siamo come fratelli gli ho fatto da Vice dal 2019 al 2024 e lui mi ha aiutato molto in questo.
Conosciamo questo cavallo in ogni singolo dettaglio, ne conosciamo la forza, la sensibilità e la testa. Portare a correre per i tuoi colori un cavallo del genere a 45 giorni dal Palio, sapendo quanto vale ma anche assumendosi il rischio in prima persona, non è stato semplice.
Ma sapevamo le potenzialità del nostro cavallo, per me si colloca insieme a Dubbio tra i primi 3/4 Cavalli da Palio in questo momento e per battere un Cavallo come Dubbio che per noi era il cavallo da battere ci voleva Dididomodossola e così è stato.
Vincere con un cavallo ‘nostro’, cresciuto e accudito giorno per giorno con tanta passione, dà alla vittoria un sapore speciale, quasi intimo. È la dimostrazione che quando le scelte nascono dalla competenza e dal cuore, portano dritti alla storia.
4. È stata una carriera combattutissima, con momenti di grande tensione soprattutto nel confronto con Voltaia. Quando hai capito che il Palio poteva davvero essere vostro? E quanto è stato difficile mantenere la lucidità da capitano durante quei quattro giri?
Mantenere la lucidità quando ti giochi un anno intero in poche centinaia di metri è la parte più dura del mestiere, ma come Capitano devi cercare di non far trasparire niente. Durante i giri il cuore batte a mille, ma la testa deve restare fredda. Ho capito che il Palio era nostro nel momento in cui ho visto la progressione di Dididomodossola nel momento in cui passiamo la nostra rivale che ha pensato solamente a noi.
E la traiettoria che ha impostato Francesco nella penultima curva poi quando li abbiamo sfilati con quella potenza e quella decisione, ho capito che non ce ne sarebbe stato per nessuno. Lì ho capito che il Palio stava tornando a casa.
5. Dietro una vittoria ci sono tante persone, spesso lontane dai riflettori. Quanto hanno contato il lavoro del priore Alessio Buoni, dei dirigenti, dei contradaioli e delle famiglie? E a chi, personalmente, senti di dedicare questa vittoria, oltre a tua moglie e tua figlia?
Dietro una vittoria del genere c’è una squadra infinita. In primis i miei collaboratori Bagno Francesco, Tondi Nicola, Tondi Tommaso il Barbaresco Valeri Francesco il Veterinario Baglioni Giovanni il Maniscalco Andrea Pellegrini.
Poi il nostro Priore, Alessio Buoni, un amico e un punto di riferimento fondamentale, che ha creduto in me fin dal primo giorno e non ha mai smesso di sostenermi in ogni scelta. Accanto a lui e alla dirigenza, c’è poi un gruppo di persone straordinarie che mi ha seguito passo dopo passo in questa bellissima follia, anche senza ricoprire ruoli ufficiali, penso anche a tutti quegli amici veri che ci sono sempre stati, giorno e notte. Un ringraziamento sincero va anche a quei vecchi Capitani che in questi mesi non mi hanno mai fatto mancare la loro vicinanza, la loro esperienza e i loro consigli preziosi. Oltre a mia moglie e a mia figlia, che subiscono i miei pensieri e le mie assenze, dedico questa vittoria a tutti loro, ai nostri anziani e a ogni singolo contradaiolo del Coro che non ha mai smesso di lottare al nostro fianco.
6. La cena della vittoria, con circa 400 partecipanti, ha chiuso ufficialmente i festeggiamenti del Coro. Che significato ha avuto per te vedere riunita tutta la contrada, tra giovani, anziani, ricordi storici e tradizioni culinarie? E quale immagine di quella serata conserverai più a lungo?
Vedere quella sala piena dei nostri colori, di entusiasmo e di generazioni diverse unite sotto lo stesso simbolo è stato il coronamento perfetto di questa impresa. I giovani che cantano a squarciagola e gli anziani con gli occhi lucidi che rievocano le vittorie del passato rappresentano l’anima vera del Coro. L’immagine che mi porterò dentro più a lungo è l’ingresso a cena sia il mio ma sentire quel calore e gli abbracci sinceri scambiati con le persone con cui ho condiviso mesi di sacrifici, lì capisci che tutto il lavoro fatto ne è valso assolutamente la pena.
7. Nicola, adesso che il Coro è arrivato a quota quindici Palii vinti, qual è la promessa che fai al popolo rossonero in vista della prossima carriera?
La promessa è semplice e la faccio con la solita franchezza che mi contraddistingue, il Coro non si adagia mai sui successi ottenuti e non parte mai per partecipare o per “non far partecipare qualcun altro”. Noi siamo la storia di questo Palio e intendiamo continuare a scriverla. Continueremo a lavorare con la stessa serietà, con la stessa fame, con le nostre idee che ci ha sempre contraddistinto e camminando esclusivamente con le nostre gambe. Festeggiamo con orgoglio il quindicesimo, ma siamo già con la testa al lavoro per il prossimo, partendo da una certezza che è Francesco Caria.
Grazie mille Camillo per il lavoro che fai per mettere in mostra realtà paliesche come Piancastagnaio.
Voglio ringraziare Nicola per la disponibilità, la sincerità e la passione con cui ha risposto alle mie domande, permettendoci di conoscere più da vicino il percorso che ha portato il Coro alla conquista del suo quindicesimo Palio.
Le sue parole raccontano una vittoria che va oltre il risultato della pista. Raccontano il peso delle responsabilità di un capitano, il coraggio di compiere scelte importanti, la fiducia nei propri uomini e nei propri cavalli e, soprattutto, il valore di una contrada capace di stringersi attorno ai propri colori. Un ringraziamento va anche a tutta la contrada del Coro, ai suoi dirigenti, ai contradaioli e a tutte le persone che, con il proprio impegno, mantengono vive le tradizioni e la passione del Palio di Piancastagnaio.
Per me, come Camillo, è sempre un piacere dare spazio a queste realtà, raccogliere testimonianze dirette e raccontare le storie di chi vive il Palio con dedizione e orgoglio.
Grazie ancora a Nicola e al Coro per aver condiviso con noi emozioni, ricordi e progetti per il futuro.
Un saluto a tutti gli appassionati del mondo paliesco e appuntamento alle prossime interviste.
Camillo
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