26 gennaio 2026
Il Giorno della Memoria nel 2026: tra verità storica e nuove ipocrisie
Oggi è il 26 gennaio 2026 e ci troviamo alla vigilia di una ricorrenza che scuote nel profondo la coscienza collettiva: il Giorno della Memoria. Sebbene la data ufficiale cada domani, il dovere di ricordare inizia nel momento esatto in cui decidiamo di non distogliere lo sguardo dal passato. Nel 2026, la sfida è più complessa che mai: con la progressiva scomparsa degli ultimi testimoni diretti, la memoria rischia di diventare un concetto astratto o una semplice riga nei libri di storia. È invece fondamentale che essa rimanga una “memoria viva”, capace di parlarci delle insidie del presente, specialmente in un momento in cui l’antisemitismo sta tornando ad affacciarsi in modo preoccupante e paradossale. Assistiamo infatti a un fenomeno inquietante: l’odio verso gli ebrei riemerge con forza proprio da quegli ambienti che sbandierano continuamente il fascismo come uno spauracchio perenne. È necessario però distinguere tra la realtà storica e la propaganda: il fascismo inteso come regime è morto e sepolto con Mussolini, e continuare a evocarlo come un pericolo imminente è spesso solo un esercizio di vuota retorica. Il vero pericolo oggi è un antisemitismo nuovo, mascherato o sfacciato, che si nutre di pregiudizi attuali e che viene alimentato proprio da chi si dice paladino della libertà. Ricordare la Shoah non significa dunque combattere fantasmi del passato che non esistono più, ma analizzare i meccanismi tossici dell’indifferenza e dell’odio ideologico che, pur cambiando colore, mirano sempre allo stesso bersaglio. Come scriveva Primo Levi, “conoscere è necessario”, e oggi conoscere significa smascherare le ipocrisie di chi usa la storia come arma politica mentre ignora l’intolleranza che cresce sotto i propri occhi. In questo giorno di vigilia, la memoria deve essere un anticorpo reale contro ogni forma di discriminazione presente, affinché la dignità umana torni a essere un valore assoluto, al riparo dalle strumentalizzazioni e dalle chiacchiere della politica.
Pier
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