13 OTTOBRE 2021
1968: è da allora che conosco Enrico Brandani, il Bobo, un omone con fattezze delicate e con modi delicati, finché non c’era bisogno di altro; allora, in quel caso, era quasi meglio scansarlo. Lui, il Ciappata, Otellino, sempre insieme e sempre dietro ad Aceto come delle ombre.
Ocaiolo vero, personaggio importante dell’Oca, e ieri ancora una volta la Nobil Contrada dell’Oca ha dimostrato che la Contrada è con i suoi figli: portano il Brandani a spalla i Barbareschi, vecchi e attuali, con la classica coppola, uscendo dalla stalla fino alla Costarella, alternandosi con altri. Anche questa volta il Governatore dell’Oca non si è tirato indietro nel fare la spallata. Dopo che è stata alzata la bara alla Costarella, si apre la porta del carro funebre, ma gli Ocaioli la ignorano e si portano a spalla il Bobo sino al camposanto, dove oggi poi sarà cremato.
Li vedo camminare su per via di Città e, mentre li guardo andare, mi torna in mente la mia adolescenza e le tante cose che ho visto negli anni. Non vi nascondo che ero affezionato al Bobo: era una brava persona. Tanti gli aneddoti che potrei raccontare. Per lui c’era l’Oca che veniva avanti a tutto, al di fuori di sua figlia Gianna, che adorava ed era ricambiato appieno da lei, e il dolore ora è tutto il suo. Una persona come il Bobo la senti e, quando poi manca, e per di più per come se n’è andato, nel sonno — per lui probabilmente il miglior modo a quasi 90 anni — chi resta la sente ancora di più. Ti abbraccio forte, Gianna.
Pancino, l’amico di sempre, gli altri suoi amici più cari con cui tutte le mattine faceva colazione e poi giù a cantare lo stesso canto che hanno voluto fare nella stalla dell’Oca prima di portarlo via: brividi e commozione, compresa quella di chi sta scrivendo.
Il Bobo, il Barbaresco per eccellenza dell’Oca, vittorioso tante volte.
Il Bobo, quello che metteva sempre la faccia per l’Oca.
Il Bobo con la sua grande passione per i cavalli, e anche lui stesso proprietario di cavalli nel passato.
Quante volte l’ho visto schierarsi per Aceto: «Eh no, lui un lo tocchi!», diceva. E non lo toccavi, vai… quante volte l’ho sentito dire, dopo che Andrea ne aveva combinata qualcuna. Quante volte l’ho visto, da Avviso a Vipera Bionda, a mano per passeggiare alle corse, o preparare le stalle nei vari paesi dove si andava a correre: da Montalcino a Trequanda, passando per Capannone, Monteroni e Buonconvento e tanti altri ancora. Tutte le domeniche si correva, Asciano compreso, fino ad andare nell’aretino e nel romano, e non finiva mai a caramelle…
Aceto era il fantino dell’Oca e l’amico, ma quando si sentì tradito gli tolse il saluto: sempre prima l’Oca.
Aceto che, dopo averci fatto pace, dopo anni, è andato ieri l’altro a trovarlo nonostante i suoi acciacchi, ed anche lui aveva le lacrime agli occhi: non poteva essere differente…
Siena e l’Oca perdono una di quelle figure che non saranno mai scordate.
«Camillino che fai? Dai, vieni con noi, ci dai una mano, poi ti si riporta»: questo quando ero con Bubbolino, poi da Bronzo e Blanchino a Buonconvento, ed ancora poi quand’ero da Canapino.
Il Bobo mancherà. La storia dei Barbareschi mancherà.
Le discussioni che avevo a volte quando correvamo con Aceto — lui fantino dell’Oca e io della Torre — si metteva di mezzo, ma sempre gli ho visto rispetto e affetto nei suoi occhi, perché rivedeva probabilmente il ragazzetto che lo aiutava a preparare i box e non il fantino della Torre.
Poi le chiacchierate, le interviste che gli ho fatto, il suo rammarico di un Palio che non c’è più.
Tanta gente a salutarlo: era una persona amata e apprezzata.
Ciao Bobo, buon viaggio. Anche io ti ricorderò sempre con affetto. Che la terra ti sia lieve.
Le mie più sincere condoglianze a te, Gianna, a tuo figlio, alla tua mamma, al tuo compagno, ai familiari tutti, ai suoi amici e agli Ocaioli.
Pier Camillo




































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