12 agosto 2026
Artemio Franchi, il ricordo di un uomo che la Torre non potrà mai dimenticare
Oggi desidero ricordare il Dott. Artemio Franchi subito dopo la messa celebrata in sua memoria. Ricordo come fosse ieri quel suo modo unico di dare la mano, una stretta singolare che in tutta la mia vita non ho mai più ritrovato in nessun altro. Ho conosciuto e incrociato tantissime persone, ma Artemio Franchi aveva qualcosa di diverso, una flemma e un’autorevolezza naturali con cui non ha mai fatto pesare a nessuno chi fosse realmente. Parlava con la persona più semplice esattamente allo stesso modo con cui si rivolgeva alle personalità di alto rango. Il Dottor Artemio è stato capitano della Contrada della Torre fino a quel fatidico giorno dell’incidente stradale il 12 agosto 1983, ma per il mondo intero era molto di più, con i suoi ruoli di presidente dell’UEFA, vicepresidente della FIFA e quel destino che lo vedeva ormai pronto a diventare persino Ministro dello Sport. Per me è stato un punto di riferimento fondamentale, l’uomo che scelsi come testimone di nozze e con cui ho condiviso anni indimenticabili. Certo, le dinamiche della vita e della piazza ci hanno poi diviso nel 1981, ma l’affetto profondo e la stima reciproca non sono mai svaniti. Franchi era forse una persona troppo perbene per il mondo del Palio, un ambiente a volte duro e spietato, che lui ha sempre affrontato con la tranquillità e la consapevolezza di chi sa perfettamente chi è, cosa vuole e dove desidera arrivare. Tanti si sono approfittati della sua disponibilità e della sua generosità, ma lui era fatto così, dove poteva aiutava e vi assicuro che il suo potere d’azione era davvero tanto. Io sono stato il suo fantino, il fantino della Torre per sette lunghi anni, e l’ho visto trasformarsi ogni volta che si avvicinava la festa. Per il giorno del Palio diventava diverso, lo sentiva dentro in un modo che a volte lo stravolgeva da quanto era forte il suo desiderio di regalare la gioia della vittoria alla sua gente. Quella vittoria purtroppo non arrivava mai, e proprio quando era arrivato vicino con tutto il lavoro di anni che aveva fatto, la strada che lo portava a trovare un fantino, quel drammatico schianto d’auto vicino a Taverne d’Arbia gli fu fatale senza lasciargli scampo. Oggi, alla messa celebrata in suo ricordo nella Contrada della Torre, la presenza del figlio Francesco con la moglie, della figlia Giovanna con la nipote, del Priore della Torre e contradaioli testimonia un legame che il tempo non può scalfire. La Torre dovrà sempre tenere vivo e presente il ricordo di ciò che Franchi ha donato a questi colori, un’eredità d’amore e di rispetto che va ben oltre quel sogno della vittoria che lui desiderava più di ogni altra cosa.
Un caro saluto Dottore
Camillo
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