30 Ottobre 2026
SERGIO CASINI, L’ULTIMO SALUTO A SIENA ALLA TORRE DI UN ALFIERE CHE SAPEVA FAR VOLARE LA BANDIERA
Una vita dedicata alla Contrada, un esempio che continuerà a vivere nel cuore di chi lo ha conosciuto, grazie Sergio queste le parole del Priore Massimo Bianchi nel finire del suo ricordo di Sergio.
Oggi pomeriggio, 30 ottobre 2026, la Torre e i familiari hanno salutato Sergio Casini, un uomo che ha intrecciato profondamente la propria vita con quella della Contrada della Torre, lasciando un segno importante nella sua storia e nella memoria di chi ha lo ha conosciuto. Sergio lo conoscevo ormai da una vita e raccontarne oggi il ricordo significa ripercorrere una parte di quella Siena contradaiola fatta di passione, impegno, amicizie e valori che si tramandano di generazione in generazione.
Non credo di offendere nessuno se dico che Sergio è stato un simbolo della Torre, un personaggio che ha saputo rappresentare la propria Contrada in tanti momenti e in tanti ruoli diversi. Una presenza a tutto tondo, sempre pronta a mettersi in gioco, a partecipare, a costruire rapporti e a creare occasioni di incontro e di dialogo. Non soltanto un contradaiolo, dunque, ma una persona che ha dedicato tempo, energie e passione alla vita della propria comunità. Queste ancora le parole del Priore Bianchi
Il suo nome resterà legato anche a una delle immagini più belle e riconoscibili della Torre. Sergio è stato alfiere della Contrada e, durante l’alzata, era conosciuto per lanciare la bandiera più in alto di tutti. Un gesto che non era soltanto abilità e spettacolo, ma diventava un modo per esprimere l’orgoglio di rappresentare i colori della propria Contrada, davanti a Siena e nel cuore della sua storia. Perché per un uomo come Sergio portare la bandiera significava sentirsi parte di qualcosa di più grande, custodire una tradizione e trasmettere agli altri l’amore per la Torre; come quando nel 1961, in coppia con Checco Gambelli vinsero il Masgalano.
Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi e responsabilità importanti, mettendosi al servizio della Contrada. Sergio era una persona dal carattere forte, capace di esprimere apertamente il proprio pensiero, senza necessariamente cercare il consenso di tutti, come si potrebbe dire, un caratteriale, ma sapeva che una comunità cresce quando le persone hanno il coraggio di parlare, ascoltarsi e trovare insieme la strada da percorrere.
Il suo impegno non si limitava agli incarichi ufficiali. Sergio era presente, partecipava, cercava occasioni per avvicinare le persone e mantenere vivi i legami.
Ha contribuito alla vita culturale della Contrada e alla realizzazione di iniziative importanti, lasciando testimonianze del proprio pensiero anche attraverso i suoi disegni e un libro che meriterebbe di essere valorizzato e conosciuto. Anche questo racconta la sua personalità, la voglia di continuare a creare, a lasciare qualcosa di sé e a non arrendersi davanti alle difficoltà. Dietro il contradaiolo c’era soprattutto l’uomo, con le sue amicizie, la sua disponibilità e il suo modo di stare insieme agli altri. Sergio sapeva mettersi in gioco senza cercare necessariamente un riconoscimento personale. Credeva nel valore dei rapporti umani, nelle occasioni di incontro e nella forza di un’amicizia costruita nel tempo.
Sono proprio questi legami, spesso nati attorno a una cena, a una conversazione o a un momento condiviso, a diventare oggi ricordi preziosi, capaci di restituirci la sua presenza anche quando sembra impossibile accettarne l’assenza.
La vita, purtroppo, gli aveva riservato prove dolorose. Pochi mesi fa era scomparsa la sua amata Grazia, la moglie con cui aveva condiviso una parte importante del proprio cammino. Oggi, nel momento dell’ultimo saluto a Sergio, il pensiero va inevitabilmente anche a lei e alla loro storia. Il dolore di questa doppia perdita si accompagna alla gratitudine per ciò che entrambi hanno rappresentato e per l’affetto che hanno saputo lasciare nelle persone che li hanno conosciuti. Ancora parole del Priore Massimo Bianchi.
Il funerale si è svolto nella chiesa della Contrada della Torre, un luogo profondamente legato alla sua vita e alla sua identità. Al termine della messa, il feretro è stato accompagnato verso Piazza del Campo, il cuore di Siena, il luogo dove la storia della città e quella del Palio si incontrano e diventano una cosa sola.
E proprio alla curva di San Martino è avvenuto un momento di grande emozione. Il feretro è stato fatto uscire dal Carro Funebre e sollevato, perché Sergio potesse ricevere l’ultimo saluto dalla sua Piazza, dalla sua Siena e dal suo Palio. Un gesto intenso e carico di significato, che ha trasformato quell’addio in qualcosa di più di un semplice commiato. Per un istante, il tempo è sembrato fermarsi. La Piazza che tante volte lo aveva visto protagonista, la città che aveva rappresentato e il Palio che aveva amato erano lì, simbolicamente riuniti per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.
Era il saluto che Sergio, il contradaiolo meritava, il saluto di una comunità alla quale aveva dato tanto e alla quale era rimasto legato per tutta la vita. Un ultimo abbraccio che univa la Contrada, gli amici, i ricordi e le tante generazioni che hanno condiviso con lui un pezzo di strada.
Oggi non salutiamo soltanto un uomo che ha ricoperto incarichi e svolto attività importanti. Salutiamo un modo di essere contradaiolo, un esempio di partecipazione, di passione e di dedizione. Le Contrade sono fatte di vittorie e di sconfitte, di bandiere alzate al cielo e di momenti difficili, ma soprattutto sono fatte di persone che, con il loro impegno quotidiano, contribuiscono a costruirne l’identità. Sergio è stato una di queste persone.
Il suo insegnamento rimane nella Torre, nei racconti di chi lo ha conosciuto, nelle amicizie che ha saputo coltivare e nei valori che ha contribuito a trasmettere. Rimane nella consapevolezza che essere contradaioli significa saper mettere qualcosa di sé al servizio degli altri, assumersi responsabilità, affrontare anche le scelte difficili e non dimenticare mai che la Contrada è una comunità, non la somma degli interessi dei singoli.
Oggi la sua bandiera non si alzerà più durante l’alzata, ma il ricordo di quei lanci, così alti da sembrare voler raggiungere il cielo, resterà nella memoria di chi lo ha visto e ammirato.
Forse è proprio questa l’immagine con cui vogliamo ricordarlo. Sergio che lancia la bandiera sempre più in alto, più in alto di tutti gli altri, con l’orgoglio di chi sa di appartenere alla propria Contrada e con la passione di chi ha fatto di quell’appartenenza una parte essenziale della propria esistenza.
Ciao Sergio, oggi la tua Torre ti ha accompagnato, Siena ti ha salutato e la tua Piazza ti ha accolto per l’ultima volta. Ma il legame con la tua Contrada, con il Palio e con tutte le persone alle quali hai lasciato qualcosa di importante non si spegnerà con questo giorno.
Perché certe persone non se ne vanno davvero. Restano nei gesti, nelle storie, nelle bandiere che continuano a salire verso il cielo e nel cuore di chi non le dimenticherà, in primis le sue amate figlie.
Ciao Sergio, un caro saluto, buon viaggio, e vola lassù attaccato a quella bandiera che tante volte hai lanciato
Le mie più sentite Condoglianze a Francesca, a Simona, a Massimo, ai parenti tutti e a noi della Torre.
Camillo



























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