19 maggio 2026
Niente linciaggi mediatici. La giustizia si fa nelle aule.
La recente assoluzione nel processo penale per violenza sessuale a Siena ha riacceso
un’ondata di indignazione e di giudizi sommari. È comprensibile il dolore della parte civile,
che merita sempre rispetto, ascolto e la massima delicatezza. Al contempo, è necessario
ribadire un principio essenziale dello Stato di diritto: le indagini non sono sentenze e un
avviso di garanzia non equivale a una condanna.
Il nostro ordinamento, all’art. 115-bis c.p.p., tutela la presunzione di innocenza: la
colpevolezza si accerta solo con sentenza definitiva. Non è un formalismo, ma una garanzia
fondamentale per tutti.
Il processo si svolge nelle aule di giustizia, nel contraddittorio delle parti e sulla base delle
prove, non sui social o sotto la pressione dell’opinione pubblica. Chi non condivide una
decisione dispone degli strumenti previsti dall’ordinamento, a partire dall’appello, per far
valere le proprie ragioni.
In questo contesto, va espressa piena solidarietà al giudice Grandinetti, oggetto sui social
di commenti inappropriati che rischiano di colpire non solo la persona, ma l’autorevolezza
della funzione giurisdizionale. Il suo profilo è riconosciuto per competenza, equilibrio e
rigoroso rispetto delle regole: qualità essenziali che devono contraddistinguere ogni
magistrato e che meritano apprezzamento da parte della collettività.
Difendere la presunzione di innocenza, il lavoro di magistrati e avvocati significa tutelare la
civiltà giuridica del Paese. Rigorosi nell’accertare e punire i reati, inflessibili nel garantire il
diritto alla difesa: questa è la via per una giustizia più equa e più riformista.
DOTT. PIERO SAVORGNAN SPECIALISTA PER LE PROFESSIONI LEGALI
VICEPRESIDENTE ITALIA VIVA AREA SENESE (CASA RIFORMISTA SIENA)
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