PROTOCOLLO 2026

Siena Codice Veterinari: tutela pubblica o eccesso di competenza? Proviamo a fare un ragionamento

10 febbraio 2026    

Proviamo a fare un ragionamento sue questa “polemica”  che si è venuta a creare tra il Comune di Siena e l’ Anmvi.
La Giunta comunale di Siena approva un Codice deontologico destinato ai veterinari che operano nelle Commissioni legate al Protocollo Equino e al Palio, con l’obiettivo dichiarato di garantire imparzialità, indipendenza, assenza di conflitti di interesse, correttezza professionale e tutela del benessere animale e dell’interesse pubblico. Il testo non si limita a indicazioni organizzative interne, ma introduce obblighi etici, comportamentali e disciplinari tipici dei codici professionali, prevedendo sanzioni fino alla decadenza dall’incarico.
Fondamento logico dell’iniziativa comunale Dal punto di vista amministrativo, il Comune può sostenere che chi opera per conto dell’ente, soprattutto in un contesto delicato come il Palio, debba rispettare regole stringenti di trasparenza, terzietà e correttezza. È quindi logico che l’ente disciplini il comportamento dei propri incaricati per prevenire favoritismi, pressioni o conflitti di interesse, perché tali condotte incidono direttamente sulla credibilità pubblica dell’amministrazione e sulla sicurezza degli animali e dei cittadini. In questa prospettiva, il Codice appare come uno strumento di accountability interna.
Estensione problematica delle norme tuttavia, il contenuto del documento non si limita all’ambito organizzativo o contrattuale, ma entra nel merito della deontologia professionale generale: status del veterinario, principi di esercizio secondo scienza e coscienza, obblighi etici, divieti di rapporti professionali, criteri di certificazione, norme tipiche dell’ordinamento professionale. Logicamente, quando una regolazione supera la gestione del singolo incarico e incide sull’identità professionale complessiva del medico veterinario, essa esce dalla sfera amministrativa locale e si avvicina a competenze proprie degli Ordini professionali.
Lo scontento e l’opposizione dell’ANMVI si basa su un principio giuridico di competenza: solo gli Ordini e la Federazione nazionale possono emanare codici deontologici, perché la deontologia è materia ordinamentale nazionale. Se un Comune produce un proprio “Codice deontologico”, si crea una sovrapposizione di fonti e il rischio di frammentazione: ogni ente potrebbe imporre regole diverse, compromettendo l’unità della professione e la libertà di esercizio. Da qui l’accusa di eccesso regolatorio e di violazione della libertà professionale.
Conflitto logico tra due esigenze Il contrasto nasce quindi da due esigenze entrambe razionali ma in tensione: da un lato il Comune vuole garantire controllo, trasparenza e tutela dell’interesse pubblico nel contesto del Palio; dall’altro l’ANMVI difende l’unicità e l’autonomia dell’ordinamento professionale. Se prevale la logica amministrativa, ogni ente disciplina i propri incaricati; se prevale la logica ordinistica, solo gli organi professionali possono definire obblighi deontologici.
Punto critico di equilibrio La soluzione logicamente più coerente sarebbe distinguere tra regole contrattuali e regole deontologiche: il Comune può imporre condizioni operative, incompatibilità, obblighi di servizio e trasparenza limitati all’incarico, ma dovrebbe evitare di chiamarle “Codice deontologico” o di intervenire su principi etici generali già coperti dall’Ordine. In tal modo si tutela sia l’interesse pubblico sia la competenza istituzionale degli organi professionali.
Personalmente credo che il provvedimento comunale appare giustificabile nelle finalità ma discutibile nella forma e nell’estensione; la reazione dell’ANMVI è coerente sul piano delle competenze normative. Il conflitto non riguarda tanto il merito dei valori enunciati (imparzialità, integrità, benessere animale, legalità, condivisi da entrambe le parti), quanto il soggetto legittimato a definirli. La controversia è quindi più istituzionale che etica: chi deve scrivere le regole, non quali regole siano giuste.

Pier

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Pier

Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King) Precisiamo, sono di centro destra ma non sono Fascista e mai lo rivorrei vedere.
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

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