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Risposta al “Vernacoliere” sull’inserimento del requisito “Repertorio dei cavalli atleti” nel Protocollo equino del Palio di Siena 2026

9 febbraio 2026

Risposta al  “Vernacoliere senese” sulla critica sull’inserimento del requisito “Repertorio dei cavalli atleti” nel Protocollo equino del Palio di Siena 2026
Indovinate per chi è questa risposta dello scritto nella foto sotto? Ma per il vernacoliere senese, che non si smentisce mai nello scrivere cappellate; e poi che noia quei riferimenti a storpiare i nomi: è un classico del vernacoliere.

Mi capita di leggerlo e visto che scrive sempre e, il più delle volte, anche senza sapere di cosa scrive, mi viene di rispondere perché; il dibattito sul Protocollo equino del Palio di Siena 2026 è giustamente acceso e coinvolge aspetti tecnici, normativi e culturali della nostra città. Tuttavia, alcune affermazioni circolate — in particolare quegli articoli critici che bollano come una «buffonata» la modifica dell’ordinanza n. 5 al punto “eii” — meritano di essere riportate a un livello di chiarezza e rigore fattuale.
1. La norma inserita non è una “fantasia” ma deriva da leggi nazionali
Nell’ordinanza sindacale appena firmata si legge chiaramente che, ai fini del Protocollo equino, i cavalli devono essere iscritti al “Repertorio dei cavalli atleti” tenuto dalle Federazioni sportive (FISE, FIPM, Fitetrec-Ante) o da Enti di promozione sportiva, come indicato dall’Azienda USL Toscana Sud Est – Dipartimento di Prevenzione.

Questa non è una richiesta arbitraria: è la diretta applicazione di una disciplina nazionale che definisce il concetto di cavallo atleta:

  • l’animale deve essere registrato;

  • deve essere dichiarato non destinato alla produzione alimentare (non DPA);

  • deve risultare iscritto al repertorio federale presso FISE o altro ente riconosciuto;
    tali requisiti sono parte integrante del quadro normativo sulla partecipazione degli equidi alle attività sportive.

Quindi l’articolo critico — che definisce questa modifica una “buffonata stimolata da nemici del Palio” — non coglie la genesi giuridica del requisito, che nasce da normative ministeriali di tutela e sicurezza sanitaria degli animali da competizione.
2. Il cavallo del Palio non è automaticamente “registrato atleta”
È vero che ogni cavallo registrato con passaporto rilasciato dal MASAF è identificabile e può essere dichiarato non destinato alla produzione alimentare e quindi idoneo alla vita sportiva. Tuttavia:

  • l’iscrizione al repertorio cavalli atleti non è automatica solo perché il passaporto esiste.

  • Il repertorio viene tenuto da federazioni o enti sportivi riconosciuti: chi organizza competizioni di salto ostacoli, dressage o altro disciplina ha propri registri ufficiali.

  • La nuova norma aggiunta al Protocollo paliesco richiede che anche i cavalli destinati al Palio rientrino formalmente in questi registri, secondo indicazioni sanitarie legate alle attività sportive.

Questo riflette una coerenza normativa, non un errore: si applica alle manifestazioni che rientrano nella disciplina sportiva, e il Palio, pur tradizionale, è considerato a tutti gli effetti un evento con attività equina sotto controllo veterinario.
3. L’obbligo di non DPA e di certificazione è reale
Il Protocollo 2026 specifica anche la classificazione dei cavalli come non DPA (non destinati alla produzione alimentare), dichiarazione che dovrà essere riportata nella BDN e nel passaporto secondo la normativa vigente.

Questo non è un vezzo: è previsto dalle norme sulla tutela della salute pubblica e sul benessere animale per tutte le competizioni equestri riconosciute.
Pertanto, affermare che «automaticamente un cavallo del MASAF è registrato e quindi inserito nel repertorio» significa confondere due concetti giuridici distinti:

  • il cavallo ha un documento identificativo nazionale,

  • ma l’iscrizione nei registri federali degli atleti è un adempimento tecnico e formale previsto da regolamenti sportivi.

4. Le critiche personali non sostituiscono l’analisi normativa

L’articolo critico attacca singoli (sindaco, responsabili, veterinari) ritenendoli ignoranti delle norme, ma non porta prove concrete di errori di diritto o di applicazione delle normative nazionali. È una critica pensata per il rumore, non per il ragionamento.
I regolamenti nazionali sulla materia (come il decreto ministeriale sul cavallo atleta o la disciplina delle manifestazioni con equidi) esistono e sono pubblicati: non si tratta di illusioni o invenzioni di qualcuno, ma di obblighi di legge per tutela sanitaria e sportiva
5. Il ruolo delle istituzioni sanitarie e sportive è coerenteChiamare “nemico del Palio” una figura sanitaria come Anna Carone della USL o insinuare che la modifica sia frutto di un complotto è semplicistico e fuorviante. I Dipartimenti di Prevenzione e le autorità sanitarie italiane hanno il compito di applicare e far rispettare le norme nazionali su benessere animale e sicurezza degli eventi con animali, in concerto con gli enti organizzativi.

Conclusione
La modifica introdotta nel Protocollo equino 2026 — l’inserimento dell’obbligo di iscrizione al repertorio dei cavalli atleti — non è una buffonata, né un errore tecnico. È l’adeguamento di un regolamento locale a obblighi nazionali di tutela, identificazione e sicurezza sanitaria degli animali sportivi.
Ricordiamoci poi che rispettare le regole serve a far continuare a vivere le “manifestazioni” storiche come il Palio!!!

Camillo

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Pier

Pier la pensa così: "per farsi dei nemici non è necessario dichiarare Guerra, basta dire quel che si pensa" (Martin Luther King)
per mail: giornalebrontolonews@gmail.com

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