01 dicembre 2025
NATO e Ucraina: il “Suicidio” Politico e la Rabbia di Putin. L’Occidente Pecca di Intelligenza?
Di Pier
Il dibattito sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO non è solo una questione militare o burocratica: è un vero e proprio scontro titanico tra visioni del mondo, ed è innegabile che porti con sé il potenziale per una drammatica escalation. Vi è chi, ed io sono uno di questi, con un pragmatismo brutale, definisce questa mossa un “suicidio politico”, e forse non ha tutti i torti. La domanda cruciale, che l’Occidente sembra aver ignorato con colpevole leggerezza, è: a che prezzo? Ed anche non capire che Zelens’kyj è, secondo chi scrive, uno che andava fatto andar via alla prima bomba della Russia, perché come ho avuto modo già di scrivere, se Putin ha la colpa di questa guerra lui non ne ha certo di meno!
La Linea Rossa di Mosca
Per comprendere la reazione russa, bisogna partire da una semplice realtà geopolitica: Mosca percepisce l’espansione della NATO ai suoi confini come una minaccia esistenziale, una cintura di sicurezza che si stringe inesorabilmente. L’Ucraina, un tempo cuore della sfera d’influenza russa e confinante diretto, rappresenta per il Cremlino una “linea rossa” invalicabile.
L’adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica comporterebbe l’applicazione dell’articolo 5 del Trattato, trasformando di fatto un conflitto regionale in una potenziale guerra tra la NATO e una potenza nucleare. La rabbia di Vladimir Putin, in questo contesto, non è solo una messa in scena propagandistica; è il riflesso di una dottrina di sicurezza nazionale che vede l’allargamento occidentale come un’aggressione diretta. E onestamente, nel gioco spietato della politica internazionale, dove contano le sfere di influenza e la deterrenza, il Cremlino non mancherebbe di argomenti per sostenere la propria ragione.
La Mancanza di Intelligenza Strategica Occidentale
Il vero nodo della questione, e il punto in cui la strategia occidentale sembra aver mostrato una sorprendente miopia, risiede nella gestione di questa crisi. Il nostro approccio è stato spesso descritto come reattivo, privo di una visione a lungo termine che vada oltre la condanna morale e il sostegno militare immediato.
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L’Impossibilità Reale dell’Adesione: Fino a quando il conflitto è in corso e l’Ucraina non ha il pieno controllo del suo territorio, l’adesione alla NATO è tecnicamente e politicamente quasi impossibile, pena l’attivazione immediata dell’Articolo 5. Continuare a prometterla in modo “irreversibile” (come affermato da alcuni leader atlantici) senza una roadmap chiara o una data, crea una pericolosa illusione a Kiev e rafforza la narrativa russa di accerchiamento. Ricordiamo che è dal 500 che provano ad invadere la Russia e quindi è nel suo dna crearsi una liea protettiva attorno.
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La Negligenza Diplomatica: Per anni, si è evitato di affrontare seriamente il nodo delle garanzie di sicurezza che potessero soddisfare le esigenze di entrambe le parti (Ucraina e Russia) senza innescare il peggio. Sembra che l’Occidente abbia giocato a scacchi con una mossa sola: l’allargamento. Questa mancanza di sfumature diplomatiche ha lasciato poco spazio a soluzioni che potessero evitare l’attuale catastrofe.
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L’Obiettivo Finale Confuso: Qual è l’obiettivo ultimo dell’Occidente? Una Russia sconfitta e umiliata? O una pace sostenibile e una nuova architettura di sicurezza europea? Se l’obiettivo è il secondo, il continuo sbandieramento dell’adesione alla NATO in tempo di guerra sembra la mossa più controproducente e aggiungerei stupida ed autolesionista.
È giunto il momento di smuovere quell’intelligenza strategica che, finora, è sembrata latitare. L’Occidente, che pure è alla guida della risposta internazionale a questa crisi, deve dimostrare che la propria forza non risiede solo nelle armi, ma soprattutto nella capacità di pensare, prevedere e, quando necessario, fare un passo indietro per evitare il baratro. Dare all’Ucraina le garanzie di sicurezza che merita, senza trasformare l’Europa nel campo di battaglia finale, richiede coraggio intellettuale, non solo politico.
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