DUE CHIACCHIERE CON BARTOLETTI, CHI E’ JONATAN

QUESTO è IL VOCALE DEL’INTERVISTA E SOTTO SCRITTA CHE RENDE ANCHE MEGLIO LA PERSONA JONATAN

Conosciamo Jonatan

Sabato 18 aprile 2015

“Mi trovavo nei pressi di Strove, una piccola frazione vicino a Monteriggioni, in provincia di Siena. Lungo la strada che porta al residence San Luigi, si trova la scuderia che Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio, affitta ormai da anni nel periodo che va da gennaio a fine agosto. Poco prima di arrivare alla scuderia, c’è un podere con alcuni appartamenti; in uno di questi abita proprio il fantino con sua moglie. Proprio lì, a bordo strada, ho notato un gallo che camminava con passo lento e fiero, e non ho potuto fare a meno di scattargli una foto.”

“Alle spalle del podere si trova una bella scuderia in mattoni, caratterizzata da un ampio corridoio e box spaziosi; ognuno ha una grande finestra esterna da cui i cavalli possono affacciarsi. Guardando sulla destra, si nota una grande tettoia che funge da fienile, lunga quanto l’intera scuderia. All’ingresso, sulla destra, si vede l’accenno di una giostra ancora da completare, attualmente con soli due bracci.

Dietro la struttura ci sono i recinti per l’allenamento, ognuno dotato di una tettoia per riparare gli animali da pioggia e sole. A sinistra della scuderia, a circa duecento metri in mezzo al campo, Bartoletti ha realizzato una piccola pista di sabbia per lavorare i cavalli in tranquillità e sicurezza, senza doversi spostare ogni volta per i galoppi più impegnativi. È davvero un bel posto. In scuderia c’è Virdis che lo aiuta a montare, sia nei lavori che in corsa; c’è anche un altro ragazzo, originario di Roma, che mi saluta. Incontro infine il maniscalco, Valter Pisano, impegnato a ferrare un cavallo che era appena rientrato dal pascolo.”

Intanto rientra Bartoletti dopo aver lavorato un cavallo. “Ciao Jonatan, come stai?”. “Bene”, risponde. “Facciamo una chiacchierata?”. “Certo”. Ci andiamo a sedere in selleria accanto a un tavolo rotondo; accendo il registratore del mio telefonino e subito gli domando:

Mi dici chi è Jonatan Bartoletti?

“Jonatan è una persona semplice che tiene tanto alla famiglia. Una persona che lavora dalla mattina alla sera per raggiungere l’obiettivo… Un uomo che cerca di fare il meglio che può e credo di essere, soprattutto, una brava persona.”

I fantini hanno sempre con sé la moglie, la fidanzata o la compagna che dir si voglia; tu invece no. Non ho mai visto dietro di te tua moglie (o fidanzata, prima). Come mai, se posso chiedere?

“No! Ho la fortuna di avere una donna intelligente e che non ama apparire; non entra mai nel mio lavoro. Io condivido con lei tutte le cose della giornata, quello che faccio… però penso che ognuno abbia il suo lavoro e che ognuno debba fare le proprie scelte. È giusto parlarne, però tutti questi ‘cinematografi’, queste cose… non mi piacciono. Ti ripeto, ho avuto la fortuna di trovare una donna intelligente e non è poco in questo ambiente. Per carità, poi ognuno vive come vuole, ma a noi piace fare così.”

Come ti sei appassionato a questo lavoro, ai cavalli e alle corse?

“Ma senti, io ho iniziato perché fin da piccolino mi sono sempre garbati i cavalli. Vicino a casa mia, a Pistoia, c’era un signore che li aveva. A Pistoia c’è la Giostra dell’Orso e lui ne aveva alcuni per farla; però aveva anche una squadra di calcio e gli mancava sempre un ragazzo per giocare a pallone. Mi diceva sempre: ‘Se vieni a giocà a pallone, poi io ti fò montà a cavallo’. A me non importava niente di giocare a pallone, non ci ho mai capito nulla di calcio, però andavo a giocare per lui e poi la sera si tornava e mi faceva montare.”

Ti “ricattava”, insomma?

“Sì, bravo! Lì ho iniziato e poi la passione mi ha preso sempre di più. L’aspirazione poi divenne quella di arrivare a correre, non di fare il Palio. Il Palio lo vedevo come una cosa lontanissima perché io… da Pistoia al Palio di Siena, c’è dietro tutta questa ‘masnada’ di persone che lo vogliono correre. Quindi non ci pensavo e la situazione è stata poi un po’ lunga.”


È lì seduto di fronte a me su questa poltroncina con i braccioli. È seduto bene, appoggiato allo schienale, scivolando giù leggermente per stare più comodo. Le braccia sono appoggiate sui braccioli e muove le mani mentre parla; gli occhi sono sempre attenti, ostenta tranquillità, non ha fretta di andarsene e non ‘teme’ la chiacchierata.


Bartoletti, cosa pretende da se stesso?

“Io pretendo il massimo! Sempre, in qualsiasi situazione. Per me la cosa importante di questo lavoro non è arrivare a correre e magari a vincere, ma confermarsi e mantenersi a certi livelli. È quella la cosa più difficile: mantenere la considerazione delle Contrade e dei dirigenti. Quello è il difficile; e se uno ci riesce deve essere già contento, perché allora ha la possibilità di correre e di provare a vincere.”

Una cosa che avresti voluto vedere a cui non hai assistito perché non eri ancora nato? Sia di ieri che di due secoli fa.

“Riguardo al Palio, mi sarebbe garbato arrivare a montare un poco prima di quando l’ho fatto, perché certe cose le avresti capite prima, avresti fatto più esperienza, avresti compreso prima le dinamiche del Palio e tutto il resto… Io ci sono arrivato che avevo 25-26 anni; ecco, viverlo prima mi sarebbe garbato. L’altra cosa che mi sarebbe piaciuto fare è aver vissuto prima di questo periodo, in altri secoli. Io sono parecchio ‘agricolo’, no? Sarei stato volentieri in campagna come ci si stava alla fine dell’Ottocento o ai primi del Novecento: le famiglie allargate, il tenere gli animali insieme, lavorare la terra tutti assieme… L’unità delle famiglie, il forte rapporto umano tra le persone. Ecco, mi sarebbe piaciuto vivere quel periodo.”


Mi ha sorpreso: un ragazzo radicato alla famiglia e ai valori umani e agresti. Questo ha fatto trasparire. Forse anche uno che intende l’uomo ‘come una volta’, il capofamiglia.


L’intelligenza libera o imprigiona?

Riflette un poco e poi…

“Secondo me l’intelligenza ti tiene impegnato, ed è giusto che sia così. Secondo me la cosa che ti imprigiona di più è la routine; anche il pensare può diventare una routine. Il mio difetto è forse quello di non staccare mai, di avere sempre il corpo e soprattutto la mente rivolti al mio lavoro. Per carità, io vivo la mia passione, mi fa campare bene, mi appaga professionalmente; alle volte si dice ‘il fantino fa una vita…’, no, il fantino fa una vita di sacrificio, sempre impegnato. E io forse, ti ripeto, il mio difetto è quello di non staccare, e con il pensiero meno che mai.”

Il futuro è meglio aspettarlo o affrettarlo?

“Io sono uno di quelli che dice: ‘se una cosa va fatta oggi, la faccio’. Non aspetto domani. Secondo me è inutile perdere tempo.”

Come il detto: “Chi ha tempo non aspetti tempo”?

“Bravo! Come nella preparazione: se una cosa va fatta, la faccio. Cosa fatta, capo ha! Quindi meglio oggi che domani.”

Me lo dice convinto ed è questa la sua filosofia di vita: non c’è menzogna.

Il momento di svolta della tua carriera?

“È stato quando ho trovato il Leocorno e il suo Capitano, Luigi Fumi, che mi hanno dato l’opportunità di fare il loro fantino fino a maggio.”

Domando: “Fino a maggio?”

“Sì, mi dissero: ‘Fino a maggio sei il fantino del Leocorno; se poi non ci sei garbato torni a Pistoia e amici come prima’. Invece siamo poi andati avanti, come ben sai.”

La cosa mi ha fatto sorridere: “fino a maggio”. Ma, in realtà, ha una sua logica.

Nella vita, meglio i rimpianti o i rimorsi?

“Meglio sarebbe non averne nessuno dei due, anche se poi la vita ti porta a sbagliare qualcosa. Allo stesso modo hai qualche rimorso o qualche rimpianto. Qualcosa che potevi fare e non l’hai fatta ti lascia un rimpianto; se invece hai fatto qualcosa che non dovevi fare hai il rimorso. È la vita stessa…”

Tornando a tua moglie, come possiamo definire il tuo rapporto con lei?

Ma sai, io ho una bella famiglia. Non si ferma a mia moglie, che pure è la mia metà, ma è una famiglia allargata. Tornando al discorso di prima, il mio rapporto con la famiglia d’origine è forte e ci vediamo spessissimo, direi giornalmente. Ora sono qui, quindi inevitabilmente meno, ma appena posso vado dai miei.

Che cos’è il denaro per te?

Il denaro per me è fondamentale perché ti fa mangiare! Ma se oggi mi dicessero: “Guarda, continui a fare questo lavoro per altri dieci anni e guadagni quanto un operaio qualunque”, lo farei uguale. A me piace fare questo lavoro. Se mi dicessero: “Rifai le cose che hai fatto e guadagni la metà”, io le rifarei lo stesso. Secondo me le sensazioni che proviamo noi e i ricordi che abbiamo non hanno un prezzo nella vita!

È sicuro di quello che dice, ama il suo lavoro, del resto come tutti questi ragazzi; ma lui in particolare, lo vedo, dà sempre la vita ai cavalli, che sia notte, a Mociano o alla Tratta. Basta andare. Il rischio? Pare dica che non conta.

Tu appari come realmente sei o sei come appari?

Io penso di essere come appaio!

Qual è la cosa che ti infastidisce di più nella vita?

Quando mi prendono in giro! Io di natura non amo prendere in giro le persone. La cosa più brutta è quando ti tradiscono persone con cui stai insieme tutto l’anno. Quella è la cosa più brutta che ti possano fare; siccome ci sono passato, so che sono cose brutte e ci rimani male. Sono esperienze che ti fanno crescere, ma ci rimani male davvero.

Gli occhi, che mi avevano puntato sempre dritto, si sono abbassati in una riflessione, in un rammarico; si vede che quello che mi ha appena detto lo ha ferito.

Ti piace leggere? Leggi?

Non mi piace leggere un granché. Se c’è qualcosa che devo leggere, la leggo, ma non è che mi metto lì a leggere un libro. La sera sono stanco e di leggere proprio voglia non ne ho.

Ha il lavoro in testa. Parlava dell’agricoltura prima: il lavoro è un culto per lui. La scuola agraria, come la chiama, insegna che si raggiungono gli obiettivi con il lavoro. Lo sa, credo lo abbia imparato presto; l’ho notato prima in scuderia mentre lo aspettavo. Non gli sfugge nulla, vede anche se non guarda, è molto attento e scrupoloso. Anche questo mi aveva colpito.

Meglio essere o apparire nella vita?

Nella vita è meglio essere. Viviamo però in un momento in cui apparire è, secondo me, fondamentale per rimanere al livello di quelli che sono “su”. Conta anche apparire nel mondo di oggi, bisogna adattarsi.

Che cos’è la fortuna?

La fortuna l’ho assaporata poche volte. Credo però che sia una cosa sempre fondamentale, e in particolare per questo lavoro. Ti puoi allenare quanto vuoi a piedi o a cavallo, ma per fare quel salto di qualità in più un pizzico di fortuna ci vuole, altrimenti non vinci.

Qui appare un pizzico di frustrazione: dondola la gamba destra e si mordicchia le unghie. Questo è uno a cui non piace perdere, e quel pizzico di fortuna sente che gli è mancata in qualche occasione.

La vita va presa per le corna o accarezzata?

Credo che la vita in certe occasioni vada presa per le corna, altre volte invece accarezzata. Ci sono dei momenti felici, allora a quel punto va accarezzata. Ma quando ci sono i momenti difficili, che tutti prima o poi abbiamo, allora bisogna prenderla per le corna. In quelle occasioni devi tirare fuori il carattere se vuoi uscire dalle difficoltà. Ecco il “prenderla per le corna”.

Mentre parliamo si sente che è arrivata la primavera, anche se ancora non è caldissimo. Nella scuderia, di sottofondo alla nostra chiacchierata, c’è il garrire delle rondini che ricercano il proprio nido per risistemarlo.

Una corsa dove ti sei detto: “Qui sono stato davvero bravo”?

Camillo, ho un carattere per cui sono io il più grande critico di me stesso; anche quando vinco ho sempre qualcosa da rimproverarmi. Io sono uno che si è fatto da solo, non vengo dalla scuola delle corse regolari, non ho frequentato prima gli ippodromi e quegli ambienti. Semmai posso aver fatto salti a ostacoli, parlando di cavalli da concorso ippico, posso aver fatto cose di altro genere forse anche più di altri, ma l’ambiente del galoppo no. Quindi c’è sempre da migliorarsi. Anche quando vinco trovo il “pelo nell’uovo”, come si dice. Ci sono delle volte in cui in provincia è meglio arrivare secondi, così rimani con la bava alla bocca e hai sempre lo stimolo in più per migliorarti. Se ti abitui sempre a vincere è deleterio, ti fa sentire arrivato e non hai la voglia giusta. Fa bene anche perdere, anzi, forse è meglio proprio qualche volta arrivare secondi. Come il partire sempre primi: è un male, perché la volta che parti dietro non sai come fare a venire avanti. Quindi è bene alle volte partire attardati, perché impari a correre e a rimontare.

Perfetto! Chi mi legge sa che è da un po’ di tempo che scrivo che Bartoletti l’ho visto migliorare perché ha imparato a correre anche da dietro: ecco la conferma alla mia impressione.

Allora Jonatan, ma ci sarà pure una corsa dove ti sei detto “bravo”, no?

No! Non c’è!

Parlando di Palio, quali sono le prospettive per il prossimo luglio?

Senti, per fortuna ci sono diverse contrade che mi danno fiducia, a partire da quelle in cui ho vinto e altre che si sono aggiunte. Io purtroppo ho vinto solo due volte e ci sono altri che hanno vinto più di me, quindi in qualche modo li devo “subire”, anche se loro hanno le loro contrade ed io ho le mie. C’è da fare ancora il sorteggio e ho un ottimo rapporto con le contrade con cui ho corso. Tutti sanno che sono uno allenato e determinato a vincere. Spero di montare a luglio un cavallo competitivo, vincente davvero. Il mio modo di essere mi impedisce solo di montare nell’avversaria di quelle in cui ho vinto, per una forma di rispetto, perché credo che al Palio e alle contrade il rispetto sia dovuto, perlomeno fino a quando loro lo avranno per me. Per il resto non ho impegni formali con nessuno: se qualcuno mi vuole montare, prende il telefono e mi chiama. Se il cavallo mi piace, io ci vado. Chi mi monta sa che io corro per il giubbetto che indosso.

La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?

Io penso che… come ti ho detto prima, mi devo ritenere fortunato perché faccio questo lavoro. La vita può essere anche un sogno se la guardi in seconda persona: guarda che lavoro faccio, guarda che bellezza. Chi ha la possibilità di provare le sensazioni che proviamo noi fantini? Le hai provate anche te, no? Entrare in Piazza con tutto il popolo dietro… chi è che vive un sogno così? Nessuno! Diciamo che noi siamo più fortunati di altri perché assaporiamo il sogno.

Credi più in quello che fai o fai quello in cui credi?

Senti, io faccio quello in cui credo e cerco di farlo al meglio. In questi anni credo di aver dimostrato di arrivare al momento clou sempre al massimo e di mantenere sempre la parola data. Quindi ancora sì: io faccio quello in cui credo!

Hai un film preferito?

Senti Camillo, io se guardo un film voglio avere la mente libera. Ce l’ho sempre impegnata e diretta lì: al mio lavoro, ai cavalli, alla famiglia. Quindi, se devo citare dei film, dico quelli spensierati che fanno ridere, come i cinepanettoni.

Mentre parliamo è arrivato il pastore australiano che “chiacchiera” anche lui: vuole le coccole e le chiede con dei mugugni, è dolcissimo.

Senti Jonatan, meglio i debiti morali o materiali?

Bella domanda! Meglio sarebbe non averne affatto. Se proprio devo scegliere, i debiti morali significano che qualcosa ti è stato dato, quindi è meglio; vuol dire che qualcosa hai preso e qualche volta rendi, è la vita insomma. I debiti materiali mi dispiacciono un po’ di più: quando sono materiali, i pensieri raddoppiano!

Allora, se posso: il debito morale con chi senti di averlo?

Sicuramente con la mia famiglia, perché senza il loro aiuto non sarei qui ora!

La prima volta che hai girato in Piazza del Campo, di notte o alla Tratta, la sensazione?

È stato bellissimo. Senti gli zoccoli dei cavalli sul tufo: patan… patan… È una cosa che non ti scordi più. La prima volta ho montato Attilax, un cavallo che aveva fatto due o tre Palii; un ragazzo lo aveva preso e lo teneva a Pistoia e me lo fece montare. Io arrivai lì, la notte: un sogno che si realizzava. Ero in mezzo a tutti quei “big”, mi sentivo fuori posto, chiedevo scusa a tutti. Sai, arrivi lì in mezzo a questi “mostri”, vuoi fare due giri in Piazza, avevo paura di dare noia a tutti… ma era una sensazione fantastica, emozionante. Avevo rispetto per il luogo e soprattutto per gli altri fantini.

Invece la prima volta che sei uscito dall’Entrone il giorno del Palio?

Dico la verità: quando sono uscito il giorno del Palio ero veramente tranquillo. Ho la fortuna di essere un “freddo”, al contrario di quanto sono durante l’anno. Durante l’anno sono iperattivo, mi piace fare, non lascio nulla al caso nella preparazione psicofisica. Quando esco per il Palio, invece, sono tranquillo: so che Scompiglio è al top.

Ma io dicevo la sensazione di vedere tutti quei volti che ti guardano, quell’atmosfera quasi magica… cosa ti diceva la pancia?

Ma sai Camillo qual è stato veramente il momento fantastico che mi ha fatto rizzare i peli sulle braccia? Non quando sono uscito dall’Entrone, che pure è bellissimo, ma è stato fuori dai canapi quando arriva la busta al Mossiere. In quei momenti c’è un silenzio irreale, senti solo gli zoccoli dei cavalli, non senti volare una mosca. È un silenzio meraviglioso. Che spettacolo!

Quali Palii farai oltre Siena? Che impegni hai?

Devo andare a Fucecchio, ho un bel rapporto con San Pierino. Se c’è un cavallo competitivo monterò sicuramente lì, altrimenti credo che rimarrò a piedi. La figuraccia dell’anno scorso non la voglio rifare; l’ho fatta perché sono una persona precisa e se prendo un impegno lo mantengo. Loro non mi hanno detto nulla, sapevano che tipo di cavallo fosse. Quest’anno, se c’è il cavallo buono monto, altrimenti posso rimanere fermo; loro sanno come la penso. Poi vado a correre a Legnano per San Martino. Ho dei cavalli da provare e deciderò con quale correre.

Qual è il tuo stato d’animo su quello che è successo ad Asti?

Sono fortunato ad avere una famiglia alle spalle. Se succedesse a qualcuno che è solo, si troverebbe in una situazione difficile sotto tutti i punti di vista, da quello psicologico a quello economico. Sinceramente sono rimasto un po’ male per la mancata solidarietà dei colleghi. Sì, mi dicono “mi dispiace” quando m’incontrano, ma avremmo dovuto fare tutti insieme un’intervista e dire: “Ma cosa state facendo al Palio di Asti?”. Se succede a Siena una cosa simile e viene uno che fa una denuncia, va male per tutti. Lo so che se succede a Bartoletti “non ci importa niente”, però per come sono fatto io, l’avrei fatta una cosa del genere. Bastava essere in cinque o sei e fare una telefonata al Capitano di Asti o al Sindaco. Purtroppo cadere con i cavalli può succedere a tutti. Secondo loro volevo ammazzare il cavallo o suicidarmi? È chiaro di no! È stata una vigliaccata brutta. Ho la fortuna che quando monto a cavallo non ci penso, ma a una persona debole di carattere una cosa così condiziona la vita professionale e non. Vedersi sui giornali per questa cosa è pesante. Ho delegato l’avvocato, non avevo certo intenzione di far del male al cavallo. Comunque, ti dico, non sono belle situazioni. Se fossimo stati tutti uniti credo sarebbe stato meglio per tutti; ricordiamoci che sto subendo un processo penale, ma io sono tranquillo, so che si è trattato di una drammatica fatalità e vado avanti.

Jonatan, fatti una domanda e datti una risposta. Cosa chiede il Bartoletti a Jonatan?

Pensa un po’ e poi… Mi domando: “Sei contento della persona che sei oggi?”. E mi rispondo: “Sì!”.

Che cos’è “vivere”, Jonatan?

Vivere è la cosa più bella di tutte! Tante volte ci si arrabbia per niente, per delle cretinate, oppure non si è mai contenti… nella vita bisogna sapersi anche accontentare. Ci sarà sempre quello che ha la macchina o la casa migliore della tua. Io cosa cerco? Ho una bella famiglia, non mi manca nulla. Queste riflessioni le fai quando ti capita di assistere alla morte di un’amica coetanea. Allora ti domandi: “Ma cosa cerchi?”. Se prima ero dell’idea che non si può avere tutto, ora ne sono ancora più convinto e godo ancora di più di quello che ho. La mia amica non potrà più avere nulla.

Quest’ultima cosa l’ha detta con la tristezza negli occhi e nella voce, sempre ferma e decisa fino a quel momento. Ha la consapevolezza di essere un fortunato nella vita. Scompiglio è uno che ama quello che fa, è innamorato del suo lavoro che è prima di tutto una grande passione.

Jonatan è un ragazzo semplice e sincero, alla vecchia maniera; ha un concetto di vita “antico”. È un guerriero, passionale, ma anche un romantico legato alla parola data, che sa dare il giusto valore al denaro pur sapendo che è determinante. Ha il valore dell’uomo inteso come capofamiglia.

Ho avuto modo di vederlo lavorare: è un perfezionista, forse un po’ narciso, ma sicuramente serio, molto serio. Non gli sfugge nulla; l’ho notato in tante piccole cose. Mentre lavora sembra non guardare, e invece nota tutto: riprende Virdis mentre prepara un cavallo, osserva l’altro ragazzo, o controlla attento il maniscalco anche se sembra non rivolgergli lo sguardo.

Bartoletti è una bella persona che ama la campagna, un “agreste” come si è definito, radicato ai valori contadini di una volta, alla famiglia allargata. Grazie Jonatan, è stato un piacere. In bocca al lupo per il prosieguo della vita e della professione.

Grazie Brontolo.

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