13 Ottobre 2026
Siena, Minimasgalano 2026: la Contrada della Torre presenta il premio nel ricordo di Marco e Francesco
Sotto il cielo di Siena, la passione contradaiola non conosce tempo né confini, ma continua a rinnovarsi attraverso le generazioni, custodendo ricordi, affetti e legami destinati a non spezzarsi mai. È in questo spirito, fatto di appartenenza, amicizia e amore per la propria Contrada, che nella suggestiva cornice del Museo della Contrada della Torre, alla presenza di un folto pubblico, si è svolta la presentazione del Minimasgalano 2026, la manifestazione che sabato 17 ottobre vedrà i giovani alfieri e tamburini delle Contrade protagonisti in Piazza del Campo.
Un appuntamento che quest’anno assume un significato ancora più profondo, perché alla gioia dei giovani, all’emozione della competizione e alla bellezza di una tradizione che si rinnova si intreccia il ricordo di due ragazzi, Marco Frati e Francesco Pepi, prematuramente scomparsi, ma destinati a rimanere per sempre nel cuore di chi li ha conosciuti e amati.
Ad aprire l’incontro è stato il Priore della Torre, Massimo Bianchi, che ha rivolto un caloroso saluto alle autorità presenti, tra cui il Viceprefetto Imma Mammalella, il Colonnello Modesti, il Questore Ugo Angeloni, il Rettore del Magistrato delle Contrade Benedetta Mocenni, il Priore Francesco Paolo Viviani e il Capitano Franco Ghelardi della Contrada della Pantera, oltre ai rappresentanti delle altre Contrade e ai membri del Comitato Amici del Palio, guidati dal Presidente Giovanni Sportoletti.
Nel suo intervento, Bianchi ha sottolineato il valore di una manifestazione che, da cinquantuno edizioni, rappresenta molto più di una semplice competizione. Il Minimasgalano è infatti un’occasione di incontro, di crescita e di condivisione, una vera palestra di vita contradaiola nella quale i più giovani imparano a confrontarsi, a rispettarsi e a vivere con entusiasmo una delle espressioni più belle delle tradizioni senesi.
Il Priore ha ricordato anche la propria esperienza da partecipante, invitando i giovani alfieri e tamburini a vivere questa giornata con serenità, divertendosi e senza lasciarsi sopraffare dalla pressione del risultato. Perché, al di là della vittoria, ciò che conta davvero è l’esperienza vissuta insieme, la gioia di rappresentare la propria Contrada e la consapevolezza di essere parte di una storia che si tramanda di generazione in generazione. In una gara così particolare, ha ricordato Bianchi, c’è un solo vincitore, mentre tutti gli altri sono secondi a pari merito, ma ogni partecipante porta con sé qualcosa di prezioso che va ben oltre il verdetto della Piazza.
Poi, le parole del Priore hanno toccato il cuore più intimo della presentazione, svelando il significato della dedica che accompagna l’opera realizzata dall’artista Saverio Gori Savellini. Il prezioso lavoro è stato donato dalle famiglie di Claudio Frati e Franco Pepi in memoria dei loro figli, Marco e Francesco, due giovani vite spezzate troppo presto, il cui ricordo continua a vivere nell’affetto delle famiglie, degli amici e di quanti ne conservano la memoria.
Un gesto di grande sensibilità, capace di trasformare un’opera d’arte in qualcosa di ancora più prezioso, un simbolo di affetto e di memoria che accompagnerà nel tempo una manifestazione dedicata proprio ai giovani e al futuro delle Contrade. Da oggi, infatti, il nome di Marco e quello di Francesco saranno legati a una tradizione che attraversa le generazioni e che trova nella Piazza del Campo il suo palcoscenico più suggestivo.
A prendere successivamente la parola è stato Franco Pepi, che non ha nascosto la propria commozione, rivolgendo un sentito ringraziamento al Priore Massimo Bianchi e a tutta la Contrada della Torre per l’entusiasmo e la sensibilità con cui è stata accolta la proposta di dedicare l’opera ai due ragazzi.
Le sue parole hanno restituito il senso più autentico di questa iniziativa, nata dal desiderio di mantenere viva la memoria di Marco e Francesco attraverso qualcosa che potesse continuare a parlare di loro anche negli anni a venire. Perché il ricordo di chi ci ha lasciato non vive soltanto nelle fotografie e nei momenti custoditi nel cuore, ma anche nei gesti capaci di trasformare il dolore in amore condiviso e in una presenza che il tempo non può cancellare.
L’opera, destinata a essere custodita nel museo della Contrada che si aggiudicherà il premio, diventerà così una testimonianza duratura, un segno concreto di come la grande famiglia contradaiola sappia stringersi attorno a chi soffre e trasformare una tradizione in un abbraccio collettivo. Un modo per dire che Marco e Francesco non saranno dimenticati, ma continueranno a essere ricordati anche attraverso la gioia e l’entusiasmo dei ragazzi che ogni anno scenderanno in Piazza del Campo.
Poi è intervenuto l’artista Saverio Gori Savellini che ha illustrato con umiltà e passione la genesi e la struttura della sua opera. Gori Savellini ha premesso di definirsi un semplice hobbista che da una ventina d’anni si dedica con diletto all’elettroincisione sui metalli non ferrosi come rame e bronzo. L’opera presenta una solida e imponente base in travertino e si caratterizza per una rappresentazione essenziale della conchiglia di Piazza del Campo, arricchita dalle diciassette coppie di bandiere e dai diciassette tamburi realizzati in metallo rodiato, rispettivamente in rodio bianco per le insegne e in rodio nero per gli strumenti. Un arco sovrastante sostiene due bandiere prive di araldica, a simboleggiare il momento culminante dello scambio e dello sbraccio, al cui interno l’autore ha voluto inserire i colori della Contrada della Pantera in omaggio all’ispirazione tratta dal celebre disegno di Emilio Montagnani. L’opera racchiude al suo interno l’incisione dei nomi di Marco e Francesco, garantendo così che il loro ricordo rimanga scolpito per sempre nel museo della contrada che si aggiudicherà il trofeo.
A concludere gli interventi è stato Aldo Tani, Presidente del Gruppo Piccoli Contradaioli della Torre, che ha espresso grande orgoglio per il lavoro svolto da tutte le persone che, con impegno e dedizione, si occupano quotidianamente delle attività rivolte ai più giovani.
Tani ha ricordato quanto sia fondamentale trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la Contrada, facendo comprendere loro che essere contradaioli significa condividere valori, amicizie, responsabilità e sentimenti che vanno ben oltre le singole occasioni. È un legame profondo che accompagna la vita, un filo invisibile che unisce i bambini agli adulti, i ricordi del passato alle speranze del futuro.
Nel manifestare la propria ammirazione per la bellezza dell’opera presentata, Tani ha rivolto un sentito ringraziamento alle famiglie Frati e Pepi, capaci di legare il ricordo dei propri figli a una manifestazione che ha nei giovani la sua ragione più autentica. Un gesto che assume un valore ancora maggiore proprio perché affidato a una tradizione nella quale i ragazzi sono protagonisti e custodi di ciò che Siena ha di più caro.
La presentazione si è conclusa tra gli applausi, lasciando nei presenti la consapevolezza di quanto il Minimasgalano sappia racchiudere, in una sola giornata, la bellezza della competizione, la forza dell’appartenenza e la profondità dei sentimenti. Sabato 17 ottobre, quando i giovani alfieri e tamburini porteranno i colori delle loro Contrade in Piazza del Campo, non ci saranno soltanto l’emozione della sfida e il desiderio di conquistare il premio, ma anche una storia di affetto e di memoria che accompagnerà idealmente ogni passo e ogni rullo di tamburo.
Perché a Siena le tradizioni non sono soltanto gesti che si ripetono nel tempo, ma racconti di vita, legami che resistono alle distanze e affetti che continuano a parlare anche quando le parole non bastano più. E quest’anno il Minimasgalano porterà con sé anche i nomi di Marco e Francesco, affinché il loro ricordo possa continuare a vivere nel cuore delle Contrade e delle nuove generazioni.
Camillo
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