24 marzo 2026
Il “Riccio” Conte alla conquista del Palazzo: Meloni nel mirino, Schlein nello specchietto
Di Pier
Non chiamatelo più “l’avvocato del popolo”. Oggi, Giuseppe Conte ha svestito i panni della mediazione per indossare quelli, ben più acuminati, del riccio politico. La strategia emersa dopo l’ultimo referendum è chiara: trasformare l’onda del “No” in un ariete per sfondare il portone di Palazzo Chigi, muovendosi come se il verdetto delle urne fosse un’investitura personale, un plebiscito sul suo nome.
Il paradosso è tutto interno alle mura pentastellate. Mentre il leader grida alla vittoria contro il governo Meloni, i dati sussurrano un’altra verità: un’alta percentuale di iscritti al M5S ha votato “Sì”, ignorando le indicazioni di vertice. Ma il “Riccio” non si cura dei dettagli. La sua è una manovra di occupazione lenta: si è infilato nelle crepe della maggioranza e ora punta a sfrattare l’inquilina di Palazzo Chigi, convinto che il caos sia il suo habitat naturale.
La tana del centrosinistra e la “Serpe” Elly
Ma il mirino di Conte non si ferma alla Meloni. La vera manovra di “pulizia” politica sta avvenendo nel campo dell’opposizione. L’obiettivo è mettere all’angolo la segretaria del PD, Elly Schlein, ridurla a comparsa e prendersi lo scettro del “Campo Largo”. Conte si muove come se la leadership gli spettasse di diritto, cercando di scavalcare il PD per presentarsi come l’unico vero sfidante della destra.
È qui che torna attuale la riflessione che feci tempo fa qui su Brontolodicelasua: la parabola di Conte ricorda perfettamente la favola del Riccio e della Serpe.
Come ho scrissi nel mio pezzo originale:
“Sapete la storia del Riccio al Serpe? Il Riccio entra nella tana appunto del serpe e lo butta fuori… ecco il soprannome perfetto per Conte: IL RICCIO.”
Conte è entrato nel Movimento 5 Stelle quasi per caso, portato per mano da Luigi Di Maio (che lo ha “sposato” politicamente). E cosa è successo? Una volta dentro, il Riccio ha iniziato a distendere i suoi aculei. Prima ha reso la vita impossibile a Di Maio, portandolo fuori dal Movimento, poi ha iniziato a pungere il “padre nobile” Beppe Grillo. Sfruttando la voglia di mantenere lo status quo e il “vile denaro” (eliminando il limite dei due mandati e i contributi obbligatori dei parlamentari), ha svuotato il Movimento delle sue regole originarie per prenderne il comando definitivo.
Oggi, quella tana che il Riccio vuole occupare è l’intera coalizione. Elly Schlein, che lo ha accolto sperando in un’alleanza onesta, rischia di fare la fine della serpe di Esopo:
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L’accoglienza: Il PD apre le porte al M5S per costruire l’alternativa.
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Il fastidio: Il Riccio (Conte) inizia a pungere su ogni tema, dal referendum alla leadership, rendendo la convivenza dolorosa per i dem.
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Lo sfratto: Quando la “Serpe” Elly proverà a lamentarsi del dolore causato dagli aculei, il Riccio risponderà con la solita freddezza: “Se non ti sta bene, esci pure tu, io qui sto benissimo”.
Conte punta dritto a Palazzo Chigi, muovendosi con l’arroganza di chi si sente l’unico vero vincitore del “No”, ignorando deliberatamente sia il dissenso che scava dall’interno il suo Movimento, sia la tenuta dei suoi alleati. Ma attenzione: a forza di sfoderare aculei per farsi spazio e cacciare gli altri, il rischio concreto è quello di ritrovarsi padrone assoluto di una tana bellissima, ma tragicamente vuota.
In fondo, la parabola sembra già scritta. Non brilla certo per simpatia e si sente fin troppo furbo, mostrando in questo una somiglianza lampante con Matteo Renzi: entrambi maestri nel galleggiare politicamente, convinti di essere indispensabili. Ma se per Renzi c’è già la fila di chi è pronto con gli spunzoni a bucargli il gommone, per Conte lo scenario è ancora più drastico. Sono in molti, tra alleati traditi e avversari stanchi, ad aver già incoccato l’arco: non vedono l’ora di scoccare la freccia decisiva per vederlo finalmente affogare nel mare delle sue stesse ambizioni.
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