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VITTORINO E LAZZARO VECCHIE STORIE

mercoledì 14 gennaio 2015

LAZZARO, VITTORINO E VELENO—14-Gennaio-2015

LAZZARO E VITTORINO PIU’ O MENO AI TEMPI DEL RACCONTO SOTTO.

(LAZZARO E’ CON LA GIUBBA BIANCO-NERA A STRISCE)

TORNANDO INDIETRO CON LA MEMORIA…:
Dopo il Palio di Luglio del 1969 nel mio girovagare per trovare dove montare a cavallo con continuità, approdai  a Buonconvento alla scuderia di Bronzo che si trovava appena fuori il paese, nella strada che porta a Percenna, un podere con un grande Pino nell’angolo del piazzalino di fronte al podere  dove c’era un grande tondino per fare passo e trotto con i cavalli montati; il podere era proprio al bordo della strada indicata. Li ci abitava Marino Lupi detto Veleno

che però aveva la famiglia ed era nato ad Acquapendente (VT). 
Il fantino di Bronzo era Bruno Blanco detto Parte e Vai

che però abitava in paese. Blanco era il mio referente e mia madre gli fece un foglio scritto che lo autorizzava a farmi montare a cavallo declinandolo da ogni responsabilità. Ecco questo è un foglio che dovete tenere a mente perché dai miei scritti futuri poi ne capirete il perché. Marino Lupi era una bravissima persona ma nevrotica e ignorante come la maggior parte delle persone di quei tempi parlo degli anni venti-trenta, dove i ragazzi crescevano in mezzo alla strada, poco seguiti, oppure venivano molto presto mandati a lavorare e i datori di lavoro certo non erano meno teneri dell’ambiente di allora, se poi andavi nel mondo dell’Ippica ancora peggio ed era più facile che un ragazzo venisse “trattato in malo modo” piuttosto che “accarezzato”. Molti di voi sapranno che il Lupi fu il maestro di Canapino

e vissero a contatto per parecchio tempo, si possono spiegare così certe asperità del carattere di Leonardo, vi basti pensare che mi svegliava tirandomi degli schizzi d’acqua addosso e dicendomi delle improperie, intendetemi bene no per cattiveria, quella proprio non ce l’aveva, ma per il modo di fare e per il suo vissuto, già l’acqua me la tirava alle tre, tre e mezza del mattino perché era nevrotico e non dormiva mai o pochissimo, a Canapino è capitato sicuramente la stessa cosa se non peggio, ecco le asperità del carattere che dicevo, però era affezionatissimo lo stesso a Marino il quale contraccambiava, lo posso affermare perché sono cose che ho vissuto in prima persona. Poi vi racconterò, un’altra volta, il mio vissuto con lui e Blanco. Quando ci trovavamo magari ad un ristorante il giorno delle corse o in altre occasioni, in compagnia di Lazzaro, di Vittorino ed altre persone e fantini, il povero Marino raccontava un fatto avvenuto verso la fine degli anni 50 primi del 60 più o meno. Veleno raccontava che ad Acquaviva di Montepulciano, paese dove viveva Canapino con la sua famiglia, Canapino Babbo, Mamma e Sorella. Acquaviva era il paese, con le sue corse di Pasqua e Pasquetta, a dare inizio all’annata delle corse in provincia, rigorosamente con la sella, da allora, fino a quando hanno corso il quella pistarella di 300 metri, più scarsi che abbondanti, e che girava intorno ai giardini <<questa è la pista in questione e questa è foto del 1987 Canapino e il figlio Lorenzo quando ci si è cominciato a correre a pelo>>>

nel centro del paese e li i cazzotti erano inevitabili come le corse, ma allora dopo una bella scazzottata finiva tutto li. Meno che quell’anno che ho citato sopra e che amava raccontare Marino Lupi. Ci fu la litigata solita e Vittorino <Giorgio Terni>

, pur non essendo un gigante, era però litigioso, quella volta era in difficoltà come spesso gli accadeva, Marino e Lazzaro Beligni (Giove)

entrarono nel mezzo per aiutarlo, cosa che Lazzaro faceva spesso, anzi sempre. Giove era uno che le mani le sapeva muovere o come si dice: e quando litigava era anche parecchio ignorante, picchiava forte e di paura ne aveva poca o nulla. Anche Marino era birbo come Vittorino ma i fisici erano quelli che erano per fare a cazzotti, avendo il fisico del “vero” fantino. Successe che entrano nel mezzo i Carabinieri di Acquaviva, seguitava a raccontare Marino, e anche a loro qualche druscione gli arrivò, si salvò solo il Maresciallo nonostante qualche cazzotto di Lazzaro gli sia arrivato per fortuna solo di striscio. Fu chiaro che poi sopraffatti dai Carabinieri furono portati tutti e tre in Caserma. Marino con il sorriso sotto i baffi raccontava il tutto, così come poi si erano disposti nella stanza del Maresciallo una volta arrivati li, e diceva: Lazzaro era seduto alla scrivania davanti al Maresciallo. Io e Vittorino in due sedie vicino al muro con accanto un Carabiniere, seguitava dicendo che il Maresciallo parlava con Lazzaro, ad un certo punto si alzava sporgendosi verso Lazzaro al di la della scrivania e sfiorandogli il viso con la mano gli diceva: 

Mi volevi picchiare ehh?
E Lazzaro: stia fermo con le mano Maresciallo……
Raccontava che il Maresciallo si risedette e dopo un poco si rialzò come prima aveva fatto, sporgendosi verso Lazzaro e compiendo la stessa azione detta sopra e con le stesse parole: Mi volevi picchiare ehh?
Questo provocò la stessa risposta di Lazzaro : 
Stia fermo con le mano Maresciallo… 
Mano lo diceva Veleno parlando un mezzo Romanesco-Ciociaro, Lazzaro avrà detto sicuramente Mani.
Voi pur troppo non potete vedere ne l’espressione sarcastica di chi raccontava ne quella furba e sorridente, ma con un po’ d’imbarazzo di chi l’aveva compiuta, mentre Vittorino divertito aveva sempre un sorrisetto abbozzato. 
Raccontava Marino che il Maresciallo rifece per la terza volta la stessa cosa ma questa volta il povero Maresciallo non arrivò al volto di Lazzaro con la mano, perché con un cazzotto sdraiò lo sventurato Maresciallo sotto la Scrivania. Il Carabiniere presente si alzò di scatto, ma fu fermato subito da Vittorino e Me.
Con il trambusto, entrò un altro Carabiniere preoccupato e allertato, anche a lui non andò bene perché, seguita Marino, gli arrivò una seggiolata da Lazzaro per la paura che avesse la Pistola e gli urlò: Spara ora perché senn’ò un’eh spari più. 
A quel punto Veleno rideva divertito, Vittorino non certo meno e Lazzaro pure, anche se con lo stesso imbarazzato di prima; la gente intorno ve lo lascio immaginare e Canapino ridendo aggiungeva, per rincarare la dose, ma dicendo una verità: 
E dopo tutti e tre in Galera a Montepulciano… e allora si che rideva coinvolgendo ancora di più tutti gli altri nella risata compreso chi scrive. 
A quei tempi le conoscenze furono determinanti, con due o tre giorni di Galera, come diceva Canapino, se la cavarono e finì tutto in niente.
Altri tempi, altro mondo, altri rapporti. E quando Marino raccontava soprattutto io ero giovane, giovane.
Grazie 

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