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LA STORIA DI LUCIANO TARLAO < IL POLACCO >

IL RACCONTO DEL POLACCO 2- Dicembre-2013

 

TUTTO IL RACCONTO DEL POLACCO E IL LINK DEL SUO FILMATO INTERVISTA DEL 1983 CHE CONFERMA IL MIO SCRITTO. VINSE ANCHE A LASCIA E RADDOPPIA DA MIKE BUONGIORNO!!

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Probabilmente questa intervista conferma tutto quello che ho scritto di questa persona direi straordinaria. Tengo a precisare che questo filmato l’ho trovato dopo che ho pubblicato il racconto di lui scritto da me, dico questo per onestà intellettuale.

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PRIMA PARTE LUCIANO TARLAO IL POLACCO  :
 il Polacco è di spalle che tiene il cavallo 

Dopo la fine della scuola nel 1969 andavo molto spesso a San Andrea, piccolo frazione tra Siena e San Rocco a Pilli. 
Li c’era un’allevamento di cavalli Puro Sangue di Dino Penni e del Dott. Vigni ex capitano vittorioso della contrada del Nicchio. Nei box dell’allevamento c’era anche la cavalla Ira 

 

che vinse il Palio nella Selva l’Agosto del 1970 con Antonio Giorgi detto Baino.

La cavalla era dell’allora Signorina Pepi (Panforti Pepei per far capire) e Musella di Giacomino della Speranza, ecco, ancora oggi dovessi dirvi il suo cognome non lo saprei, veniva chiamato sempre così, era il proprietario del ristorante la Speranza in Piazza del Campo a Siena; Sergio Pallassini quando non guidava il Camion la seguiva. A quei tempi all’allevamento ci si poteva trovare anche il mitico Giorgio Terni detto Vittorino, gli era presa voglia di rimontare dopo il brutto incidente che ebbe al braccio e portava un tutore che glielo sorreggeva allora e lo ha tenuto per tutto il resto della sua vita. La mattina montava Ira e non è che fosse proprio cavalla semplice, era un tantino nevrotica, infatti nel box per farla star tranquilla  e fargli compagnia aveva una Capretta che la seguiva dappertutto fatta esclusione quando faceva allenamento o correva ma appena finiva l’uno o l’altra, la chiamava subito nitrendo e la risposta della Capretta non tardava mai; anche per il Palio e durante tutta la Passeggiata Storica fu seguita dalla Capretta,

vuoi sapere la miriadi di foto che gli avranno fatto… Io ogni tanto montavo Musella che era una cavallina grigia veramente brava, ci galoppavo a pelo in un recinto dei cavalli da un palo della luce ad un altro in pendenza e mi dicevano Dino Penni e Sergio Pallassini: te sei Strullo….., per fortuna con un pizzico di ammirazione. Io abitavo a Monteroni d’Arbia allora e non sapendo come arrivare li, allevamento, la mattina presto, allora mi facevo accompagnare la sera dopo cena e zitto, zitto andavo nel Fienile a dormire per trovarmi già li al mattino presto, mentendo: dicendo ai miei che mi aspettavano. La mattina presto sentivo il Penni che andava dai cavalli, uscivo dal fienile e Lui: ma mi, o di dove sbuchi te? Ero li nel Fienile. Poi lo aiutavo a mettere al prato le Fattrici e i Puledri, a sistemare le lettiere e governare; poi qualche volta montavo la cavalla Musella.

Dopo due o tre volte che mi trovava li al mattina Dino, la sera prima di andare a letto passava dal Fienile per vedere se c’ero, se mi ci trovava diceva: gnamo Bischero vieni a dormì in casa.
Ma la persona che molti o meglio quasi tutti giudicavano come “strana” era Luciano Tarlao detto il Polacco. Bene, per prima cosa desidero dirvi che era persona intelligente, di una grande cultura e anche un grande cavaliere, più cavaliere che fantino. Probabilmente essere il Polacco gli piaceva, essere il personaggio che vi racconterò anche, ma questo non cambia di una virgola il giudizio positivo su lui come persona e cavaliere che ho scritto sopra.
Tarlao arrivava a San Andrea da Dino Penni tra la fine di Aprile e i primi di Maggio. Arrivava con l’Auto assieme al suo inseparabile cane Doberman, un libro che non mancava mai sul cruscotto della macchina, e che leggeva ogni volta che aveva cinque minuti di tempo. Con il Camion arrivavano i suoi due cavalli Dahoman e Ashida. Dahoman

<<di Ashida non ho foto>>
era un castrone Baio mentre Ashida una femmina saura bruciata. Quando ero li aiutavo anche lui a sistemare i suoi cavalli, a volte gli  montavo la bravissima  Ashida a passo e trotto mentre lui montava Dahoman e andavamo per i campi circostanti l’allevamento e delle strade sterrate li intorno. Non sempre però, lui si doveva allenare e montare un cavallo solo sarebbe stato poco, quindi capitava che montasse anche Musella o Ira se c’era bisogno. Quando doveva galoppare i suoi due cavalli andava alla Pista di Pian delle Fornaci poco lontano dall’allevamento di Penni. La mattina che doveva galoppare i cavalli io montavo Ashida lui Dahoman e andavamo a cavallo all’Ippodromo. Facevamo passo e trotto in pista e al momento di galoppare io scendevo dalla cavalla, e la davo, dopo aver tirato giù le Redini al Polacco che la prendeva montando Dahoman e li galoppava assieme in quel modo,  ecco il Cavaliere che vi dicevo. Galoppare con un cavallo sotto mano e a galoppo forte non è cosa che tutti possono fare. Era bello da vedere a cavallo il Polacco, eretto con la schiena, fermo, aveva una posizione come se fosse seduto su una sella con i piedi dentro le Staffe. Tanti vedendolo sorridevano, anzi ridevano, ma dubito che qualcuno di loro fosse stato in grado di fare quello che stava facendo Lui. Tarlo amava dire: io li guido anche con il pensiero i cavalli. Il famoso Giacomino della Speranza aveva anche un altro cavallo di nome Denver, aiuto!! Io non l’ho mai montato e a quei tempi non sarei nemmeno stato in grado di farlo. Era baio quasi oscuro mi pare di ricordare, non è cavallo che ho frequentato e visto ma ne ho sentito parlare tanto per il suo modo di essere, non proprio un cavallino semplice da gestire e montare. Tirava così forte di bocca che non si teneva e ne si controllava, lo aveva Canapino a Scuderia e non ci si è fracassato perché Canapino montava di tutto ma tanto non ci è mancato. Una volta mentre ero diventato stanziale da lui raccontavano e raccontava quando, arrivarono giù da una discesa, li alla scuderia, a ruzzoloni lui e cavallo e che ci mancò poco che non cadevano dentro il Fontone che c’era li, infondo a questa piaggia di creta, come raccolta per l’acqua. Il Polacco era chiacchierato…, apprezzato per le sue qualità equestri, ma a Siena e i Senesi sono dei “burloni” e i nuovi li vogliono “pesare” e i primi a farlo sono ed erano proprio i fantini. Decisero  quindi di far montare Denver al Polacco il motivo non lo so, probabilmente per quello che ho scritto sopra, non l’ho vissuto in prima persona, mi è stato raccontato.

Chi fosse con il Polacco non lo ricordo, mi pare che ce lo portarono dirigenti del Bruco, so che c’erano diverse persone che frequentavano la scuderia e soprattutto Mauro Bernardoni e Adù Muzzi, furono loro i fautori di questa cosa per provare le capacità del Polacco con quelli del Bruco e naturalmente Canapino acconsentì trattandosi di Denver. Vi informo di un’altra cosa che dicevano e Canapino raccontava che, quando galoppava Denver nella pistarella a Scuderia. La Pistarella di Canapino dava l’idea di Piazza del Campo, aveva un poggetto con la relativa discesa, in fondo a questa, che non era lunga, come non lo era la salita, c’era una cura accennata, dopo una cortissima dirittura si entrava in una curva quasi ad angolo retto che immetteva in un’altro piccolo dritto che terminava con una leggera curva, alla fine di questa iniziava la salitina. La pistarella era di circa trecento metri al giro. Canapino mentre galoppava Denvere ed arriva a spoggettare dava un colpo forte sulla testa del cavallo, tra le orecchie, confondendolo, altrimenti prendeva via e non lo tenevi più, alla curva in fondo, quella ad angolo, erano “dolori” con la velocità che ci arrivava e il suo modo di girare, lui girava, ma tu no!! 
Mentre Canapino

parlava con il Polacco prima di  montare Denver lui gli diceva: che i cavalli vanno guidati anche con il pensiero, intendeva probabilmente come fanno oggi, ed è di moda, questa famosa “doma dolce” si vede che in questo lui era già avanti… così avrebbe fatto con Denver; ascoltato questo Canapino disse: si, si, ma dai retta a me, questo guidalo con le mani che forse è meglio, vi lascio intuire Bernardoni, Adù e gli altri che c’erano cosa possono aver detto e fatto dopo quest’affermazione di uno e dell’altro!! Seguitavano a raccontare, che il Polacco montò Denver, scese giù nella pistarella, mentre Canapino e gli altri rimasero su nel piazzale di scuderia a guardarlo. Fece un giro al passo, poi cominciò a trottare e dopo qualche giro di trotto infondo alla discesa comincio a galoppare ad andatura lenta. Arrivò a spoggettare e Canapino disse: ci siamo! Detto fatto, a quel punto Denver scappa via a “duemila” arriva alla curva in fondo e la gira a “tremila” , solo che il cavalo gira ma a quella velocità e nel modo in cui la girava Denver non era possibile rimanerci sopra e il povero Tarlao fu costretto a battere una bella gropponata negli steccati di recinzione della pista..…
Gli “spettatori“, visto che per fortuna si alzò e non si era fatto nulla, si misero a ridere come degli Scemi… e Canapino: glielo avevo detto io di guidarlo con le mani e non con il pensiero mentre rideva anche lui come un Bischero….. Preso il cavallo e riportato nel piazzale di scuderia, anche il Polacco tornò su e alla domanda di Canapino: lo metto sotto…?? intendeva legato sotto le poste dove venivano legati i cavalli prima di essere montati e per avere i box vuoti per rifare le lettiere. No! dice Tarlao lo vorrei rimontare.

FINE PRIMA PARTE
Grazie

 il Polacco è di spalle che tiene il cavallo è l’unica foto che ho trovato 

 
<< la Scuderia di Canapino la pistarella gira intorno a quel piccolo capanno che si vede in baso >>

…..Gli altri “Farabutti” già ricominciavano a ridere coprendosi la bocca, i Brucaioli apprezzarono il coraggio, Adù commentava positivamente con quel suo vocione; non c’ero ma conoscendolo me lo immagino, Canapino raccontano sorrideva mentre ritirava sul collo del cavallo le redini, raccomandandogli ancora una volta di guidarlo con le mani e non con il pensiero perché sai, gli dice: è un pochino scemo e un capisce sennò…  Ecco scemo.. Parola comune per Canapino e poi aggiungeva quasi sempre: i matti si curano, gli scemi no…..!! Specialmente quando qualcuno gli rompeva.
Il Polacco rimontò Denver, riscese in pista, andò a passo fino alla fine della discesa e ripartì a galoppo leggero come aveva fatto prima e come prima arriva a spogettare e ancora Canapino agli altri che erano su a guardare con Lui: ci risiamo…. Infatti Denver come la prima volta riprese il via a tutta Birra e alla solita curva lui girò e il Polacco questa volta addirittura passo tra gli steccati e finì nella fossetta a fianco della strada asfalto che portava e porta ad Asciano.

 
Raccontavano che li per li s’impaurirono perché il volo fu “bello” davvero ma vedendolo riuscire dalla fossetta, passare tra gli steccati e tornare verso scuderia, gli  urlarono, mentre un ragazzo andò a riprendere Denver: tutto bene? Ricevuta risposta positiva la risata tra loro non mancò, che “farabutti“!! Tarlao, tornato su e inevitabilmente anche un poco ammaccato affermò: ma che brutta bestia!! 

Le risate di tutti mascherate ma non troppo furono inevitabile, come l’affermazione di Canapino: è!! te l’avevo detto di guidallo con le Mani questo…!!
Allora succedevano anche queste cose, il Palio era anche gioco, burla, ma serviva anche per saggiare anche le persone; in effetti furono un pochino carognette, Denver era davvero una bestiaccia e ancor di più se non lo si conosceva bene…
Ma non vi fate ingannare Tarlao era uno che a cavallo ci sapeva montare per davvero, tutto era meno che scemo e il coraggio non gli faceva certo difetto………. 
Questa è la storia Paliesca di Tarlao che ho preso da Ok Siena:<< La grande occasione per correre il Palio arrivò già nell’Agosto 1969 quando il Bruco lo chiamò per sostituire il grande Ciancone, su Macchina II, per poi smontarlo all’ultimo momento a favore del mediocre Efisio Bulla <Lenticchia>

<< questo lo aggiungo io: perché probabilmente gli interessi di Palio non lo prevedevano, lui sarebbe stato una “mina” vagante >> costretto ad arrampicarsi su una terrazza per sfuggire alle ire dei Brucaioli.

<< come volevasi dimostrare >>
L’anno seguente il Polacco vinse due prove nella Civetta <<Aggiungo: ricordate nella Civetta c’era il suo cavallo Dahoman>> ma gli fu preferito l’esperto Lazzaro, stessa sorte nella Selva nel luglio 1972 su Pitagora, montarono poi Arturo Dejana ( Peldicarota )
Abbandonata ogni velleità di correre il Palio la presenza del Polacco alla tratta divenne praticamente fissa, fino al 1987 corse ben quarantatre batterie, un vero record. >>> 
Il ricordo forte del Polacco rimarrà sempre sul cavallo che amava e con cui ha fatto una miriadi di Tratte: Putnik

 

 questo baio non so quanti giri facesse ogni volta per le prove di notte, a un certo punto si stufava ed andava a dritto a San Martino con l’inevitabile boato della gente e negli ultimi anni cominciavano ad essere tanti, troppi e la conseguenza è stata quella che vediamo oggi con le prove “notturne” regolamentate. Al Polacco piaceva proprio tanto girare in Piazza, gli dava gioia, si vedeva, non si sarebbe mai fermato, ma al povero Putnik i muscoli si indolenzivano e quindi… La mattina della Tratta c’era molto spesso, per questo cavallo il quarto giro perché il Polacco metteva le redini in bocca, apriva e alzava le braccia e percorreva la curva di San Martino in questo modo se non era riuscito a farlo durante i tre giri canonici; lascio immaginare a chi non l’ha vissuta quella scena cosa non veniva di acclamazione dai Palchi e da dentro Piazza. Tarlao la notte molte volte è caduto a San Martino, il povero Putnik quando non ne poteva più andava a dritto a San Martino come scritto, non sempre, ma diverse volte Tarlao si doveva togliere il tufo dalla maglietta. Putnik fu anche preso per correre il Palio dopo la tratta dell’Agosto 1980 e assegnato alla Contrada del Nicchio. Il Polacco amava vivere il Palio così dopo aver perso ogni speranza di correrlo, rimane il fatto che fosse un bravissimo cavaliere, che nonostante il suo “giocare” in Piazza, fosse persona intelligente, molto colta e che amava il Palio e i cavalli. Sinceramente non ho più sue notizie da moltissimi anni e non so se è ancora vivo, ma lo spero, sapevo che diversi anni fa viveva in un podere nell’Aretino con i suoi amati cavalli. Certo e come spero, sia ancora vivo di anni li avrebbe molti, non saprei dire quanti, non sono riuscito a trovare la sua data di nascita, ma credo che sia stato più vecchio del mitico Lazzaro. Sperando che sia ancora vivo gli mando il mio affettuoso saluto. 
Luciano Tarlao sicuramente rimarrà nella storia “dei ricordi di Palio“, pur non avendolo mai corso rimarrà la storia del Polacco, ma no per questo mio scritto, ma nei racconti della gente che lo ha visto e che i più giovani avranno sentito nominare nelle loro Contrade dai più “anziani“e che loro DOVRANNO raccontare hai giovani del futuro, il Palio è sempre andato avanti con le sue storie e guai se questo finisse, sarebbe la fine del Palio. Personalmente ho aggiunto un mio vissuto con lui, cose che gli ho visto fare in Piazza e fuori, vi ho riferito del racconto che mi fece Canapino e gli altri della sua scuderia quando montò il cavallo Denver e non fu proprio cosa semplice, non farsi male!!

P.S. 

A META’ DICEMBRE 20114

MI E’ ARRIVATO UN MESSAGGIO CHE MI HA RALLEGRATO E CHE VOGLIO CONDIVIDERE CON VOI PERCHE’ DA NOTIZIA CHE IL POLACCO E’ VIVO E VEGETO NONOSTANTE ABBIA PIU’ DI 80 ANNI ECCO IL MESSAGGIO E PUBBLICAMENTE RINGRAZIO MANUL CHE ME LO HA INVIATO.
ECCO IL SUO MESSAGGIO:
Luciano Tarlao – Il Polacco – ha vissuto per molti anni a Castiglio Fiorentino.
L’ho conosciuto molto bene, e nonostante le varie vicissitudini che ha vissuto in quanto persona caparbia e dal carattere non facile, ha mantenuto la sua esistenza di persona libera e amante dei cavalli e degli animali in genere.
4 o 5 anni fa (quando aveva circa 75 anni) ha coronato il suo sogno di tornare a Trieste (dove era nato).
Le ultime notizie che ho di lui lo danno intento ad accudire e sfamare tutti i gatti e cani randagi della città e a raccontare le sue incredibili storie di cavalli, donne, comparsate in TV (ma soprattutto CAVALLI) a quelli che incontra in giro per i bar – l’unico suo vizio è il cappuccino – e che sono abbastanza intelligenti da starlo a sentire.
Ha scritto un paio di libri sulla sua vita che però non è mai riuscito a far pubblicare. Peccato.Una persona unica e preziosa.
Grazie mille per questo bel racconto!
-Manuel 

—————————————–
Grazie

 

16 Commenti

  • La conferma che Luciano Tarlao ha partecipato a Lascia o Raddoppia è confermata da una pagina celebrativa del quotidiano “Il Piccolo” di Trieste del 19 ottobre 2007 (link: http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2007/10/19/NZ_30_B.html) che riporta le notizie pubblicate esattamente cinquant’anni prima (“ha superato brillantemente la prima prova il nuovo concorrente triestino a «Lascia o raddoppia?»: Luciano Tarlao o «Panocieta» com’egli si autodefinisce, esperto in storia degli Stati Uniti”). Qui scopriamo un antico soprannome del Tarlao…
    Comunque grazie a Camillo per aver riportato l’attenzione su questo personaggio particolare della storia del Palio che non lascerà tracce nei secoli ma che è una testimonianza di quanto si può amare il Palio pur venendo da altre realtà…

  • Ho freqentato Luciano Tarlao e sono stato suo amico negli ultimi anni80 e primi 90 quando abitava in un vecchio podere in mezzo ai boschi al Calcione Lucignano AR, con circa 70 cavallini arabi che vivevano allo stato brado tra cui il famoso Putnick che faceva montare alle mie figlie, allora bambine. Viveva in una casa diroccata, leggeva in continuazione libri prevalentemente in tedesco ( il padre era lo stalliere di Hitler, giovanissimo, aveva combattuto in Iugoslavia con la ” gioventù di Hitler” _ mi sembra dicesse- era stato ferito alla testa ). Aveva tante caprette e tanti galli che non uccideva né vendeva. Dopo un disaccordo con il marchese – il proprietario – si trasferì in zona impervia a Cantalena nel comune di C. Fiorentino in cima al monte S. Egidio di proprietà della diocesi. Una decina di anni fa sono andato a trovarlo a Cantalena,- è stata un’avventura trovarlo. Prima ho trovato tanti cavalli sparsi per il bosco, poi avvicinandomi alla casa mi si sono fatti incontro abbaiando ferocemete numerosi cani. Era il solito Luciano di molti anni prima. Ho portato delle uova per lui – era vegetariano – e biscotti per i suoi amatissimi cavallini – Mi sono commosso, una persona interessante, originale ed amabile.Non ho più avuto notizie. Le mie figlie ancora ricordano con affetto i frequenti pranzi a casa nostra e i suoi racconti, _ ad es. come riuscì a comprare due cavalli arabi in una fattoria di stato, di Tito, in Kossovo, grazie all’intervento di un ex commilitone che lavorava proprio in quella fattoria e a portarli a piedi fino a Trieste. ( da quei cavalli sono nati centinaia di cavalli – era innamorato dei cavalli arabi e contento di trovarsi ad Arezzo che ha nello stemma un cavallino arabo rampante ). Era nato nel 1928. Spero sia vivo e stia bene ricordando il Calcione e Cantalena e noi che gli siamo stati vicini e lo abbiamo aiutato. Ciao Luciano. Arezzo 21-04-2017. Fernando

    • Grazie della testimonianza, so che Tarlao almeno sino a due, tre anni fa stava bene ed era a Trieste e mi dicevano che si preoccupava di dare da mangiare ai gatti selvatici che erano nella parte della città in cui viveva, aggiungo che ho provato anche a rintracciarlo ma non ho avuto pur troppo fortuna. Grazie buona giornata

  • Anche io ricordo Luciano Tarlao da quando avevo 10 o 12 anni; l’avevamo conosciuto per caso, ed avevamo instaurato un rapporto di amicizia; viveva subito oltre il confine di Trieste a Lokev con i suoi cavalli, che ci aveva insegnato a montare a pelo. Ricordo Baboona, la madre di Putnik che ho visto nascere. e Jasmine, l’araba bianca capostipite di molti puledri, che se non ricordo male proveniva da Karajorjevo; da lei avevo visto nascere Ferenghi. Poi c’erano Dahoman, Daisy la rossa, Haidy la figlia grigia pomellata di Jasmine, che sono stata la prima a montare, e un piccolo cavallino mongolo di nome Joachim, da cui sono caduta rompendomi una clavicola. Ce n’erano altri, ma sono passati 40 anni e non ricordo più. Ma ho risentito nell’intervista tutte le storie che ci raccontava, e mi ha fatto molto piacere. Abbiamo purtroppo interrotto i rapporti quando decise di lasciare la Slovenia per andare in Toscana, a correre il Palio. Grazie per avermi fatto rivivere dei bei ricordi.

  • Anche io ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Tarlao, sia grazie a mia moglie Monica, appassionata di cavalli da sempre, che di Ramon, fratello di Manuel di cui sopra. Ramon mi chiese aiuto per andare a sistemare il tetto di Tarlao su a Cantalena. Io non ero un muratore, ma un alpinista, e Ramon mi disse che c’era più bisogno della mia esperienza di alpinista che non di quella di un muratore.Capii solo quando arrivai sul posto. La casa era in un posto da fiaba,raggiungibile solo con un fuoristrada serio, in cima una radura sulla vetta del monte, con un panorama aperto a tutto giro sulle valli circostanti. I cavalli e i vari animali vivevano liberi. Purtroppo il tetto della casa, poco più che un rudere, probabilmente inagibile, era crollato, ed era Novembre. Il trave principale cadendo aveva sfondato il pavimento sottostante ed era finito nella stalla rischiando d’amazzare i cavalli. Il piano di Ramon era quello d’arrampicarsi su quei muri pericolanti, appoggiarvi sopra dei pali di vetro, e stendervi un telo cerato per impedire almeno che piovesse all’interno, rischiando di fare crollare anche la parte di casa dove viveva Tarlao. Mi arrampicai senza nessuna protezione o sicurezza fin sopra il colmo del tetto, dove mi misi a cavalcioni, issando i pali di ferro che mi passava Ramon, e una volta posizionati i pali, issammo e fissammo il telo. Fu l’ultima volta che vidi Tarlao, ma passai l’inverno a guardare su, col binocolo verso il monte, per capire quanta neve aveva fatto. Per fortuna non ne fece troppa, e confesso di non aver avuto il coraggio di accertarmene.Tarlao era una persona splendida e rara, ma estremamente difficile. Con me, riconoscendo l’accento mio veneto, aveva poi particolare riguardo.Gentilissimo nei modi, educato e colto, sapendo che condividdevamo la stessa passione per la storia, quelle rare volte che mi incontrava, quando veniva in paese a far la spesa, partiva con racconti interminabili.
    Vorrei aver avuto il tempo di conoscerlo meglio, ma la sua diffidenza e ruvidezza, per le numerose fregature ricevute dalla vita, coincideva con un mio periodo particolarmente ombroso, per cui ogni volta , prima di rompere il ghiaccio, ci voleva troppo tempo, tempo che io pensavo di non avere..
    Non aveva niente, vestiva di abiti luridi e rattoppati, eppure quando mia moglie lo andava a trovare riusciva sempre a regalare dei giocattoli o dei dolci ai miei 3 bambini..Indimenticabile

  • Grazie per questo bellissimo racconto su di una persona particolare che ha fatto la storia del Palio pur senza correrlo

      • Ciao
        Ho conosciuto Luciano qualche settimana fa .
        E ora casualmente , ho pensato di inserire su google ‘palio di Siena il polacco’ .
        Et voilà !
        Leggeró ogni riga e guarderó ogni frame del video .
        Prima peró ti dico che Luciano sta bene , ha qualche vuoto di memoria ma comunque ok .
        Dopo pochi istanti ho capito che quest’uomo era speciale e non mi sono sbagliato .
        Siamo andati un paio di volte a farci un giro .
        Un piacere discutere con lui .
        Massimo .
        Ps questo giovedì passerô a prenderlo per portarlo a fare un giro e gli racconteró tutto quello che avete scritto di lui .

  • Leggere del polacco mi accarezza l anima. Un personaggio di palio ,un palio oramai che vive solo nei ricordi di noi ragazzi di mezza età.
    Mancano solamente i bomboloni del brogi.
    Grazie Camillo

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